Canone amaro.

di Giacomo Zaino. Ho appena pagato il canone annuale della TV e, invece di essere contento per aver assolto ad un preciso dovere, come dovrebbe essere se fossimo cittadini di una società civile, sono pervaso da grande amarezza. Perché l’ho fatto allora visto che evadere il canone sembra essere uno sport nazionale? Perché pagando ho pensato solo a tutti quei lavoratori, nel senso di dipendenti, della Rai cui, comunque, una parte del mio canone porterà benefici in termini di stipendio e/o salario. Certamente non l’ho fatto per rispetto della dirigenza, politica e amministrativa della Rai, e dei cosiddetti artisti e professionisti vari, pagati, io penso, al limite dell’immoralità. Neanche l’ho fatto per adempiere ad preciso dovere giuridico pur essendo consapevole che il canone Rai è stato trasformato in una tassa sul possesso di un apparecchio adattabile o in grado di ricevere programmi radiotelevisivi. Non sono fra quelli che pensano che tutti dobbiamo essere retribuiti in maniera uguale, anche se penso che l’accumulo della ricchezza personale è contrario al benessere della collettività e quindi allo sviluppo complessivo di una Società. Penso, però, che lo stipendio annuale del Direttore generale della RAI, mi pare 630 mila Euro, sia al limite del furto di risorse pubbliche, anche se, ovviamente, sono cosciente della sua legalità. Tanto per chiarire, penso che chiunque viene pagato con soldi pubblici non dovrebbe ricevere un compenso superiore ad un certo limite, diciamo 5 mila € al mese al netto delle spese, ed avere un solo incarico pubblico. Non penso che non si debba pagare per godere della visione dei programmi RAI. Penso però che chi ha un apparecchio adatto alla ricezione radiotelevisiva debba avere l’opportunità di pagare solo quei canali che vuole vedere. In questo senso, e considerato che la tassa non si paga per ricevere un servizio pubblico ma solo per il possesso dell’apparecchio, il futuro della Rai non può che essere sulla falsariga di Sky e/o Mediaset, allora sì che si avrebbe una reale libera concorrenza nel settore radio televisivo. Penso anche che la tassa sia ingiusta perché viziata fin dalle fondamenta. Innanzitutto il problema del possesso. Si può tassare un possesso se non vi è la prova legale della sua esistenza? E se il televisore lo hanno regalato a mio figlio? Soprattutto, è ragionevole, e quindi legittimo giuridicamente, che la tassa annuale, molto spesso, superi il valore del bene posseduto? E’ come se la tassa sulla proprietà della casa superasse il valore delle stessa casa. Del resto, poi penso che se l’irragionevolezza non fosse una delle forme di espressione più frequente nella nostra Società, non potrebbe accadere quello che accade nella vita quotidiana in termini di ingiustizia sociale. Purtroppo, questa considerazione non mi è di consolazione e, con amarezza, continuo a comportarmi come un cittadino modello deve fare. Se non lo facessi ora non avrebbe neanche senso aver rinunciato, anni orsono, al presalario universitario perché avevo trovato lavoro in fabbrica e, pur avendone legalmente diritto, pensai che ne avesse più diritto uno studente disoccupato.
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