L’Italia è il paese d’Europa che dona più sangue!

Non solo primati negativi, ma anche qualche classifica che ci vede in vetta riconoscendo pregi e meriti di un popolo straordinario, come quello italiano, quando si tratta di esprimere aiuto e solidarietà ai meno fortunati. E' vero che siamo il Paese con il maggior tasso di disoccupazione giovanile, è vero che siamo ai primi posti per quanto riguarda l'evasione fiscale, la criminalità organizzata e la corruzione, è vero che siamo i cittadini più salassati dal fisco, ma, a proposito di "salassi", è altrettanto vero che gli italiani sono i maggiori donatori di sangue del Vecchio continente! Secondo il Libro bianco dell'Avis (Associazione Volontari Sangue), presentato a Roma presso la sala Aldo Moro di Palazzo Montecitorio, 
l’Italia è il paese europeo che dona più sangue: nel corso del 2012, sono state effettuate quasi 3 milioni e 200mila donazioni di sangue, segnando una crescita pari allo 0,19% rispetto all’anno precedente e di oltre il 5% in confronto al 2009. Nel sistema trasfusionale italiano al primo posto tra le regioni che contano il maggior numero di donazioni c’è la Basilicata, mentre la Campania e il Lazio risultano essere le regioni che meno partecipano alla donazione del sangue. La Lombardia risulta essere la regione con più donatori di sangue, ma come abbiamo già detto la prima in classifica, in testa per numero di unità di sangue raccolte, è la Basilicata, seguita dall’Umbria e dall’Emilia Romagna. In Italia, ad essere generosi nel donare il sangue sono soprattutto le fasce di età comprese tra i 36 e i 45 anni, e tra i 46 e i 55, sia uomini che donne. Per il gentil sesso aumenta la percentuale sul totale di nuovi entrati e se nel 2011 si attestava al 42%, nel 2012 è salita al 44%. Altro dato, l’80% delle persone donano il sangue costantemente e poche sono quelle che lo donano sporadicamente
Il sistema trasfusionale del nostro Paese appare quindi in ottima salute, anche se non mancano nuove e impegnative sfide da affrontare. Il valore aggiunto è l’enorme patrimonio di fidelizzazione, con un importantissimo contributo della chiamata personalizzata che fa si che non siano donatori sporadici, ma diventino permanenti e mantengano la possibilità di donare nel tempo. Tutto grazie ad un sistema di volontariato e associazionismo strutturato in maniera esemplare. Gli ottimi risultati sono stati raggiunti anche grazie ad alcune best practices come il rapporto con le scuole e gli enti pubblici garantito dal forte spirito di collaborazione delle istituzioni. Un plauso quindi all'azione di volontariato dell’associazionismo che è presente in tutta Italia e senza il quale non esisterebbe il sistema trasfusionale italiano.
Un sistema che rappresenta un’autentica eccellenza grazie al lavoro dell’associazionismo che ha saputo coniugare efficacemente le esigenze valoriali con quelle di sicurezza. Un neo che invece va assolutamente cancellato è legato all’eccessiva dispersione delle strutture, come anche la necessità di riqualificare l’erogazione rispetto al resto d’Europa, perché in questo campo siamo ancora troppo artigianali. Si dovrebbe, infatti, sviluppare un sistema di certificazione più avanzato e articolato che collochi l'Italia sullo stesso piano degli altri Paesi.

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