Archiviato impeachment contro il Capo dello Stato.

Prima la levata di scudi di Forza Italia pronta a salire sul "carro dell'impeachment", dopo di che tutto si sgonfia, tutto torna come prima, più di prima. Con il Quirinale che gestisce, Letta che obbedisce, Renzi che... esce di soppiatto e scuro in volto, senza rilasciare dichiarazioni, da un ingresso laterale del Colle dopo due ore di faccia a faccia con Giorgio Napolitano e lui, Silvio Berlusconi, che resta a guardare dalla finestra di Arcore il braccio di ferro tra Renzi e Letta, convinto che la soluzione migliore sia votare. Insomma la sparata di ieri dei berluscones è stato fumo, soltanto fumo, per dirla alla quirinalese. Dopo le anticipazioni sul 'Corsera' del libro di Alan Friedman in cui si parla del ruolo avuto da Giorgio Napolitano nell'avvicendamento tra Berlusconi e Monti a palazzo Chigi nell'autunno 2011, Forza Italia insorge e chiede a gran voce al Capo dello Stato di dare "urgenti chiarimenti e convincenti spiegazioni". Una dura presa di posizione che spinge alcuni degli 'azzurri' anche ad ipotizzare un'asse con il Movimento 5 Stelle nella richiesta di impeachment al Capo dello Stato. Le accuse al Quirinale di aver giocato un ruolo da 'regista' nella caduta del governo Berlusconi sono rispedite al mittente dal diretto interessato che, in una lettera al Corriere, boccia le ricostruzioni di Friedman: "L'interpretazione che si pretende di darne in termini di 'complotto' è fumo, soltanto fumo", replica Napolitano. Così, la richiesta di messa in stato di accusa del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è stata respinta. La procedura era stata presentata, lo ricordiamo, dai parlamentari del Movimento 5 Stelle, ma il Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa ha archiviato la richiesta, accogliendo la proposta presentata dal Pd con 28 voti favorevoli, otto contrari (M5s). Forza Italia, che fino a qualche ora fa non aveva escluso di votare a favore della messa in stato di accusa, è uscita dall’aula per non partecipare alle votazioni  in segno di protesta per “l’accelerazione dei lavori” del Comitato, al quale gli 'azzurri' avevano chiesto un ulteriore approfondimento a seguito delle rivelazioni contenute nel libro di Alan Friedman. Al voto non hanno preso parte nemmeno i due presidenti, Ignazio La Russa e Dario Stefano. Contrari all’archiviazione per manifesta infondatezza - proposta dal Pd - i 5Stelle, mentre tutti gli altri hanno votato a favore dello stop alla procedura di impeachment. 
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...A PROPOSITO DI FUMO. di Renato Brunetta. Quando c’è il fumo c’è anche l’arrosto. Può essere una battuta, ma visto che il presidente della Repubblica usa la metafora del fumo io uso quella dell’arrosto. L’arrosto c’è eccome. Io quei mesi di quell’estate li ho vissuti in prima linea, ricordo benissimo tutti gli avvenimenti. Ricordo benissimo che a giugno non c’era alcuna tempesta economica sullo spread, che l’Italia veniva promossa in Europa con il suo Documento di economia e finanza, che il pareggio di bilancio veniva fissato al 2014. Non c’era nessuna bufera, semmai c’era nervosismo dei mercati finanziari tedeschi, perché il rendimento dei bund era arrivato al 3% e le banche tedesche erano sotto il mirino della speculazione. C’era il problema della Grecia, certamente, c’era il problema della Banca centrale europea che non sapeva che pesci pigliare rispetto alla tempesta finanziaria che stava colpendo la Grecia con l’uso della liquidità proveniente dagli Stati Uniti. Queste sono le caratteristiche di quel giugno, e che in quel giugno il presidente della Repubblica contattasse il professor Monti dicendogli sostanzialmente ‘tieniti pronto per sostituire Berlusconi’, questo dal punto di vista costituzionale è un atto gravissimo, perché il presidente della Repubblica non può fare consultazioni private e segrete di sostituzione di un presidente legittimato dal popolo, legittimato dal voto parlamentare, in presenza di nessuna crisi né formale né sostanziale. Noi siamo persone serie e vogliamo la verità, e la verità la deve dare Napolitano, la devono dare le istituzioni. Non basta una letterina al ‘Corriere della Sera’. Noi vogliamo la verità, noi vogliamo fare l'operazione verità. Basta con questa storia costruita dai cosiddetti vincitori. La storia costruita dalla Germania di Angela Merkel, questa storia costruita dall'Europa a trazione tedesca, per cui è stata tutta colpa dell'Italia, della Spagna o della Grecia. Le cose non sono andate così. Ci fu invece una grande speculazione che portò il nord Europa ad arricchirsi a spese del sud Europa, laddove la crisi era delle istituzioni, dell'euro, dell'incapacità dell'Europa di rispondere, di reagire ad attacchi speculativi. Basta con questa demonizzazione del governo Berlusconi. Operazione verità!
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L'ITALIA CONDANNATA A NAPOLITANO A VITA. di Beppe Grillo. Con la velocità della luce è stata archiviata in due sole sedute, l'ultima in 20 minuti, la messa in stato di accusa di Napolitano su mozione del pdexmenoelle. 28 hanno votato per l'archiviazione, 8 del M5S per l'impeachment e Forza Italia, con il coraggio dei conigli o con l'opportunismo dei sodali, è uscita dall'aula per non votare. Del resto, è una questione di coerenza, è stato Berlusconi a insediare Napolitano per la seconda volta, uno scambio di favori. Napolitano è sfiduciato da due dei primi tre gruppi politici presenti in Parlamento. Dal M5S, con i fatti, e da Forza Italia, a parole. Non c'è bisogno dell'impeachment perché tolga il disturbo. Non rappresenta più la maggioranza del Parlamento, non è considerato super partes, è in sostanza il Presidente del pdexmenoelle, da cui proviene, che ha la maggioranza alla Camera solo grazie al vergognoso premio ottenuto grazie al Porcellum. Come può rimanere ancora al Quirinale? Napolitano deve avere la dignità di dimettersi. Bisogna capire quando si è a fine corsa e fuori ruolo. Lui lo è. Napolitano sta per compiere novant'anni, è in politica dal 1945, in Parlamento dal 1953, è peggio di una condanna all'ergastolo. L'Italia non può essere condannata a Napolitano a vita e alle sue originali interpretazioni monarchiche del ruolo di presidente della Repubblica. L'Italia ha scelto la Repubblica il 2 giugno del 1946. Qualcuno lo avverta. Napolitano è oggi il problema principale di questo Paese, prima viene rimosso, prima l'Italia potrà ripartire.

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