Casini, addio al sogno centrista: Torno nel centrodestra!

di Francesco Bei. L'intervista pubblicata su 'Repubblica'. Alla Camera molti suoi amici delle forze minori - dai Popolari all’Ncd - si sforzano di cambiare l’Italicum. Ha un senso opporsi alla corrente? «Gli ultimi dei mohicani difendevano un mondo che non c’era più. Aveva senso pensare a un terzo polo di centro, e dunque dare battaglia contro uno sbarramento così drastico, quando ancora si poteva immaginare uno schema “tedesco”, con socialisti, democristiani e liberali. Oggi tuttavia la partita che stiamo giocando è un’altra».

Quale? «Quella contro un populismo anti-europeo e anti-istituzionale, che mette a soqquadro il Parlamento e attacca in maniera dissennata il capo dello Stato. Le forze responsabili - centrodestra e centrosinistra - sono chiamate a serrare le file. Non c’è più spazio per procedere in ordine sparso, non servono a niente le battaglie di retroguardia. Al punto in cui siamo l’unico antidoto allo sfascismo è l’accordo fra Renzie Berlusconi per fare la riforma elettorale, quella del Senato e del Titolo V».

Proprio lei, il campione delle critiche al "bipolarismo malato"! «Sia chiaro, io voterò un emendamento sulle preferenze, penso che ci sia ancora spazio per migliorare questa legge, ma vada come vada: meglio l’Italicum che continuare così. È in corso una ristrutturazione drastica delle forze politiche, Vendola l’ha già capito e punta a mettersi d’accordo con Renzi. A noi moderati invece spetta il compito di lavorare sullo schema del partito popolare europeo. E dobbiamo anche fare in fretta, perché il centrodestra è molto indietro, sul piano dei contenuti, rispetto alla carica innovativa rappresentata da Renzi».

Renzi le piace? «Può sembrare uno smargiassone e io stesso non gli ho risparmiato critiche. Ma non voglio mettergli i bastoni tra le ruote. Ci siamo parlati e ci siamo intesi. E lo sa perché?».

Perché è un “piacione”, come dicono a Roma? «No, perché è un politico. E sono i politici, non gli apprendisti stregoni, che producono le reali innovazioni. Renzi è un prodotto del laboratorio politico, esattamente come Casini. Solo che, a differenza mia, ha vent’anni di meno e per questo lo invidio».

Dunque costruirete il nuovo centro destra, il Ppe italiano. Con chi? «Con Alfano ovviamente. Ma da Toti a Fitto, insieme a slogan del passato ho sentito anche cose sensate».

Non giriamoci intorno, la vera questione è la presenza ingombrante di Berlusconi. Accettate pure lui? «Certamente quella di Berlusconi per noi è una grande questione che esiste. Le divaricazioni drammatiche che ci sono state non possono essere ricomposte con una battuta ma con un dibattito politico serio. Del resto, se la cosa fosse facile, non staremmo qui parlarne».

Alle Europee che accadrà, si parlava di una federazione di centro. «Se serve mettere insieme una federazione di centro per superare lo sbarramento, la si faccia pure. Ma con la consapevolezza che si tratta di un progetto residuale rispetto alla ristrutturazione in corso».

Casini torna a casa? «Io per costruire il centro ho rischiato, ho rotto con Berlusconi e sono passato all’opposizione. Poi ho combattuto accanto a Monti, mettendoci la faccia da solo, mentre Berlusconi e Bersani, che pure governavano con noi, si sono defilati. Ma la sera delle elezioni ci siamo accorti che il nostro terzo polo era evaporato. Anzi, l’aveva fatto Beppe Grillo».

E lei cosa farà? «Io, come dice il mio amico D’Alema, ora mi occupo di politica estera».

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