Gelmini: Da Grasso vulnus istituzionale.

di Mariastella Gelmini. La decisione presa dal presidente del Senato Pietro Grasso, contro il parere del Consiglio di presidenza, di costituire il Senato parte civile nel processo sulla cosiddetta compravendita dei senatori che vede il presidente Berlusconi fra gli imputati ha un forte profilo politico e deboli basi giuridiche. 
Essa é un precedente che deve allarmare tutti i garantisti. E’ una ferita difficile da rimarginare poiché i valori costituzionali lesi, come l’esercizio della funzione parlamentare ‘senza vincolo di mandato’, quindi con la libertà riconosciuta a ogni parlamentare di votare senza dover rispondere a nessuno se non alla propria coscienza, vengono messi in dubbio da chi dovrebbe esserne il naturale difensore. Sotto questo aspetto, la decisione del presidente Grasso é un fatto di assoluta gravità giuridica e politica.

Il presidente del Senato Pietro Grasso ha accampato un ineludibile dovere morale per spiegare la sua personale decisione di costituire il Senato parte civile nel processo contro Silvio Berlusconi. 
È una spiegazione sconcertante, inconsistente e fuorviante. La seconda carica dello Stato, al pari di tutte le alte cariche dello Stato, agisce spinta soltanto da ’un dovere istituzionale"’ e non da altro. Il ’dovere morale’ può appartenere al politico Pietro Grasso, non al presidente del Senato. Con la sua decisione, Grasso ha di fatto investito il Senato di una missione etica che non gli appartiene e non deve appartenere a nessuna istituzione. Ne ha fatto ’la procura di Palazzo Madama’. 
Hanno colto nel segno gli osservatori che vedono in questa vicenda il tentativo di indebolire l’asse riformista fra Berlusconi e Renzi. Non sarà così. Il treno delle riforme é avviato e farlo deragliare sperando così che tutto si fermi é un suicidio politico da parte di chi lo pensa. Grasso ha agito secondo la logica del principe di Salina: bisogna che tutto cambi, se vogliamo che tutto resti come prima. Il Gattopardo ha lasciato molti eredi in Italia. Ma la storia non è più loro alleata.

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