Kiev, quando un popolo è ridotto allo stremo.

Scorre il sangue per le strade, sibilano le pallottole, pallottole "vere", pallottole sparate ad "altezza d'uomo"! Il governo ucraino ammette per la prima volta l'uso di proiettili veri da parte degli agenti, ma parla di "legittima difesa" e punta il dito contro gli "estremisti" della piazza. Kiev, la terra di mezzo tra l'Europa e la Russia, è stata messa a ferro e fuoco: è guerra civile! 100 morti, feriti che non si contano più, evacuati Parlamento e palazzo del governo. Uno scenario di guerra ad un passo dai confini russi, sullo sfondo di un confronto fra Mosca e occidentali. La tregua annunciata ieri sera dal presidente Viktor Ianukovich, a dispetto del fumo e delle fiamme che ancora si levavano da Maidan (la Piazza dell'Indipendenza simbolo delle proteste antigovernative di questi mesi), non ha retto che poche ore. La capitale ucraina fin dal mattino è ripiombata nel caos e il fuoco incrociato di pistole e armi automatiche ha lasciato sul terreno decine di morti: "cento", secondo la stima di Sviatoslav Khanenko, deputato del partito nazionalista Svoboda e responsabile dei servizi medici della piazza. I feriti si calcolano invece a centinaia e almeno 67 poliziotti - stando al ministero dell'Interno - risultano essere in ostaggio nelle mani degli insorti. Il sindaco di Kiev però denuncia il "bagno di sangue" e abbandona il partito di Ianukovich. Di certo c'è che decine di persone sono state colpite da pallottole, con tiri spesso mirati a testa e gola, come nel caso di Olesya Zhukovskaya, la giovane infermiera che dopo essere stata ferita ha twittato al mondo il suo j'accuse: "Io muoio".

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