La giornata nazionale contro lo spreco alimentare

di Vania Statzu. Oggi, 5 febbraio, è la prima Giornata Nazionale contro lo Spreco Alimentare. È un paradosso, eppure mentre tutti continuano a preoccuparsi della crisi e del calo dei consumi, continuiamo a buttare del cibo. Gli sprechi alimentari sono pari a 8,7 miliardi di euro. L’obiettivo della Giornata è dimezzare lo spreco entro il 2025. Il Barilla Center for Food and Nutrition ci dice che il 46% dello spreco alimentare in Europa avviene nell’uso domestico: l’Italia si pone in una posizione centrale tra i 44 kg a testa dei Greci ed i 579 dell’Olanda. La crisi economica ha ridotto lo spreco del 12% nel 2012, ma il 43% di latticini, uova e carne;
il 22% del pane; il 19% della frutta e verdura; il 4% della pasta e il 3% dei dolci vengono acquistati e mai consumati. Waste Watcher, però, ci dice negli ultimi sei mesi è aumentata la sensibilità intorno al tema degli sprechi: nel 2013, il 45% degli italiani ha sensibilmente diminuito lo sperpero di cibo. Ma chi sono quelli che sprecano cibo? Una ricerca di Waste Watcher ci dice che sono coloro che sono attratti dalle offerte e comprano prodotti freschi in quantità superiore al necessario, hanno scarse capacità culinarie e di conservazione e quelli che cucinano troppo e non sanno gestire gli avanzi. Cosa fare contro lo spreco di cibo? Esistono diverse azioni che possiamo fare noi come cittadini: imparare a comprare il quantitativo corretto di cibo, evitando di farlo scadere in frigo e nelle dispense; controllare il prodotto prima di buttarlo, verificando che possa essere ancora commestibile: molti prodotti, se correttamente conservati, sono commestibili anche successivamente alla scadenza; non cucinate quantitativi in eccesso se siete consapevoli che non mangerete gli avanzi e imparate a cucinare con gli avanzi. Se questo non basta un aiuto arriva dal mondo social con le varie esperienze di food sharing: basati su un’esperienza tedesca, si stanno diffondendo anche in Italia siti ed app che mettono in relazione gli individui in modo da permettere loro di scambiare quanto è avanzato o è rimasto in frigo e sta per scadere. Sono nati così, ad esempio, la app “Nextdoorhelp” e il social “S-cambio Cibo”. Invece il sito social “I Food Share” permette a cittadini, rivenditori e produttori di offrire liberamente e gratuitamente il cibo in eccedenza per redistribuirlo alle famiglie bisognose. Una versione moderna dell’attività svolta da decenni da diverse iniziative presenti in Italia, come la Fondazione Banco Alimentare – creata nel 1989 da Don Giussani (CL) e Danilo Fossati (STAR) – che, tra l’altro, ogni anno organizza assieme a diversi marchi della grande distribuzione, la Giornata Nazionale della Colletta Alimentare; il Gruppo Coop, attraverso le iniziative “Buon Fine” e “Brutti ma buoni” e l’Università di Bologna che nel 1998 crea un’iniziativa per il recupero di beni invenduti. Nel 2003 tutto ciò si trasforma in Last Minute Market, una società che promuove progetti volti al recupero dei beni invenduti (o non commercializzabili). Last Minute Market ha dato vita ad oltre 40 progetti attivati in Comuni, Province e Regioni italiane. A quest’ultima iniziativa fa riferimento anche il Progetto Alimentis, promosso dalla Regione Sardegna, ed attivo da una decina d’anni. Ci sono, quindi, numerosi modi per non buttare il cibo. Gettare cibo, significa gettare risorse, oltre che denaro: in Italia circa 73 milioni di metri cubi d’acqua vengono buttati assieme alla frutta e agli ortaggi gettati via nei punti vendita. E se tutto ciò non bastasse, ricordate che a livello mondiale si sprecano 1,3 miliardi di tonnellate di alimenti, 4 volte quanto basterebbe a nutrire gli affamati del Pianeta.

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