Poche chiacchiere. Adesso si comincia a fare sul serio!?

Matteo Renzi, non si ferma, corre e guarda avanti. Incassa l'incarico di formare il nuovo governo dal Quirinale e rilancia fino al 2018 con un programma ambizioso: "entro febbraio si faccia un lavoro urgente sulle riforme costituzionali ed elettorali, e nei mesi successivi ci saranno: a marzo il lavoro, ad aprile la riforma della Pubblica amministrazione, a maggio il fisco. Ho intenzione di lavorare in modo molto serio sui contenuti". Giovedì il giuramento. Poi alle Camere per la fiducia. Non c'è più tempo da perdere. Bisogna correre, "il cambiamento" non può aspettare! Intanto impazza il toto ministri, ma solo sui media. Il premier ha già in tasca la lista dei suoi più stretti collaboratori e pensa al nuovo programma di governo da attuare con estrema urgenza per salvare il Paese, la faccia sua e del Pd. Quindi, bando alle ciance! E' tempo di fatti, altrimenti si sprofonda! E allora subito provvedimenti a favore di famiglia, impresa e lavoro, per rilanciare l'economia e uscire dalla crisi. Giù l'Irpef per i redditi medio bassi, con un impatto che potrebbe valere 5 miliardi se si riducono di un punto le prime due aliquote, o scendere a 2 miliardi, se si adotta l'aumento della no tax area, la soglia sotto la quale non si paga l'imposta. Poi, insieme, calo dell'Irap di 10 punti per favorire le imprese e il lavoro, compensato con un aumento della tassazione sulle rendite finanziarie. 
L'anticipo del Def. Il futuro governo Renzi vorrebbe esibire effetti speciali per il rilancio dei consumi e della crescita economica. Ma, come sempre, il nodo delle risorse, legato anche ai vincoli europei, sarà il primo da affrontare. Ci sono i risparmi della spending review e i possibili incassi del rimpatrio dei capitali, non ancora contabilizzati. Inoltre un aiuto potrebbe arrivare dai minori interessi sul debito. Sul tappeto spunta però una soluzione indolore, che passa per l'anticipo del Def, il documento di Economia e Finanza con il quale il governo mette a punto il proprio quadro programmatico.
Sette miliardi per rilanciare l'economia. Le ultime stime, concordate con l'Ue, prevedono un calo del deficit 2014 al 2,5%. Ma se questo valore potesse essere portato al 3%, sotto la soglia ''invalicabile'' prevista dall'Europa, si libererebbero per l'Italia 7 miliardi da utilizzare per il rilancio dell'economia. In ogni caso tra le priorità c'è quella dell'alto livello delle tasse e dell'occupazione. Il primo provvedimento potrebbe così riguardare l'Irpef e l'Irap, cioè due tasse principe del fisco italiano: la prima riguarda tutti i cittadini, la seconda dal piccolo imprenditore alla grande industria.
Taglio dell’Irpef. Sull'Irpef l'obiettivo è quello di alleggerire il prelievo per i contribuenti dal reddito medio e medio-basso. L'ipotesi di una riduzione di un punto delle prime due aliquote: quella del 23% che si paga ora fino al 15.000 euro e quella del 27% che si versa fino a 28 mila euro. L'impatto sarebbe su tutti i cittadini ma, per comprendere, con queste due aliquote pagano le tasse 34 milioni dei 41 milioni di contribuenti che presentano la dichiarazione dei redditi. Il problema è il costo elevato: circa 5 miliardi di euro. Meno costoso (o comunque più facilmente modulabile) un aumento della no-tax area, cioè la soglia di ''non tassazione'' ora a 8.000 euro per i dipendenti e a 7.500 euro per i pensionati.
Taglio dell’Irap. Il secondo intervento riguarda invece le imprese, con un alleggerimento Irap finalizzato al rilancio dell'occupazione. Nel mantra renziano c'è un calo del 10%, compensato con un aumento della tassazione sulle rendite finanziare. Niente a che vedere con la patrimoniale che, invece, per il segretario del Pd è solo un'estrema ratio. Renzi sa che solo coperture certe e durature renderebbero credibili e sostenibili gli interventi, iniettando fiducia a famiglie e imprese.
Spending Review. Ecco perché sarebbero già attivi contatti con il commissario alla Revisione della spesa pubblica, Carlo Cottarelli. Si punta a 32 miliardi in 3 anni, ma certo già nel 2014 i risparmi saranno superiori ai 3 miliardi indicati troppo prudentemente da Letta nel presentare il piano Impegno Italia. Bisognerà invece attendere l'estate per consolidare il risparmio sugli interessi del debito dovuto al calo degli spread, che potrebbe valere circa 5 miliardi. Il carnet degli interventi da adottare è ricco.
Il job act. Basta pensare al jobs act che prevede l'introduzione di un contratto a tutele crescenti (e tra le ipotesi ci sarebbero anche quelle di un credito d'imposta per giovani under-30 che verranno assunti) e all'estensione degli ammortizzatori anche a chi oggi non è protetto da Cig o indennità di disoccupazione (ma che tutti gli osservatori ritengono costi intorno ai 10 miliardi). Ci sono poi la scuola e la semplificazione burocratica e fiscale con la dichiarazione precompilata.
Taglio ai costi della politica. Ma c'è un altro intervento, molto popolare e un po' “populista”, che potrebbe arrivare presto. E' il taglio dei costi della politica. Renzi durante le primarie ha parlato di riduzioni per 1 miliardo, una cifra suffragata oggi da uno studio di Confindustria che ha indicato come questo sarebbe possibile tagliando del 30% i redditi, i rimborsi e il numero dei nostri parlamentari. 
Riuscirà Renzi a convincere anche "loro" a dare una mano al Paese? Quello che tutti noi dobbiamo augurarci e per la qual cosa dobbiamo lavorare uniti e compatti, ognuno per quanto di propria competenza, capacità e possibilità, ma tutti, tutti insieme, nessuno escluso, è che questa sia per davvero la volta buona per uscire finalmente fuori dalla palude. E che nessuno remi contro!

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