Quegli 80euro in busta paga sanno tanto di... voto di scambio!

Gli 80euro in busta paga promessi dal governo per fine maggio a chi già percepisce stipendi da fame, hanno lo stesso sapore di quei 250.000euro incassati da Renzi su e-bay con la televendita della auto blu. Tanto clamore mediatico, ma poca la sostanza! Infatti se il ricavato dall'asta delle auto di servizio servirà a malapena a coprire i costi della 'carta igienica' a Palazzo Chigi per il fabbisogno di un anno, quegli ottanta euro in busta paga promessi ai lavoratori dipendenti hanno il sapore della beffa e lasciano in bocca l'amaro della presa in giro! 
La beffa, perché, conti alla mano, grazie alla mazzata del passaggio dalla £ira all’uro, mancano in busta paga all’incirca 800 euro netti! 
La presa in giro, perché considerate le addizionali comunali e regionali Irpef al rialzo, soprattutto nelle busta paga dei romani, quegli ottanta euro il premier faceva prima a darli direttamente a Marino e Zingaretti. 
Secondo quanto calcolato dalla Uil - Servizio politiche territoriali, i lavoratori dipendenti e i pensionati hanno trovato nell’ultima busta paga l’amara sorpresa di aver pagato mediamente 97 euro complessivi tra saldo e acconto dell’Irpef sia Regionale, sia Comunale, pari al 29,3% in più rispetto al mese di Marzo dello scorso anno. Per l’Irpef Regionale si sono pagati mediamente 59 euro, a fronte dei 49 euro dello scorso anno (+20,4%), mentre per l’Irpef Comunale 38 euro, a fronte dei 26 euro dello scorso anno (+46,1%). I calcoli sono stati effettuati sulla base delle aliquote Irpef su un reddito medio di 23.000 euro.
Insomma, se il governo con una mano dà, con l’altra toglie. E con gli interessi, naturalmente. Siamo in campagna elettorale e le promesse fanno parte del gioco. Peccato, però, che in questo gioco a perdere siano sempre i "soliti noti"! E poi non saranno certo 80 euro a rimettere in moto l'economia italiana, a rilanciare i consumi e a far uscire il Paese dal tunnel della crisi. Tuttalpiù frutteranno a Matteo Renzi una manciata di voti in più alle prossime elezioni in virtù di quella legittimazione popolare che ancora non ha per poter presiedere, senza se e senza ma, il consiglio dei ministri! A giochi fatti, quegli 80 euro in busta paga hanno tutto il sapore di una mancia da dare agli italiani per assicurarsi un ritorno elettorale. Con l'una tantum di 80 euro, migliaia di italiani si sentiranno in debito di riconoscenza e il 25 maggio voteranno Renzi. E così quegli 80 euro, oltre che di beffa e di presa in giro, sapranno anche e soprattutto di... voto di scambio!

2 commenti:

  1. La situazione é gravissima. Si rischia di inquinare e di drogare la campagna elettorale che si sta aprendo sia per le elezioni europee che per le elezioni amministrative. Noi crediamo che con la manovra del venerdì Santo, ossia il decreto degli 80 euro in busta paga, si voglia comprare il consenso, drogare la campagna elettorale. E questa é una ferita gravissima alle regole democratiche oltre che alle regole di bilancio.

    Il governo Renzi, nel Def dice di non voler fare nessuna manovra correttiva quindi il rischio é che si sommi una mancata manovra correttiva, da 0.4 a 0.6 punti di Pil, a quello che succederà con il famoso decreto di venerdì di cui poco o nulla si sa. Quindi abbiamo già una devianza incorporata nel Def rispetto alle prescrizioni europee e una non volontà di fare manovra correttiva a cui si aggiungerà il dl di venerdì che andrà a modificare in peggio i saldi di finanza pubblica. Il decreto di venerdì riapre tutto il vaso di Pandora dei numeri e dei deficit. Se viene controfirmato dal presidente della Repubblica porterebbe per il mese di maggio la riduzione degli 80 euro alla platea di contribuenti prevista ma senza le coperture perché semplicemente non esistono: servono 830 milioni al mese per maggio, giugno, luglio e agosto altrimenti peggiorano il disavanzo e il fabbisogno.

    E se la situazione é già così precaria sul Def immaginiamo cosa succede dopo il decreto. Quindi chiediamo al capo dello Stato di vigilare solo sul Def ma anche sul decreto di venerdì verificando le coperture. Non vorrei che si sia messo in moto tutto questo sperando nelle vacanze pasquali, sapendo che Olli Rehn e tutta la commissione europea sono in altro affaccendati. Ma, quando il 2 giungo la Commissione andrà a verificare i conti italiani non potrà che aprire la procedura di infrazione e qualcuno intanto potrebbe dire che Renzi ha già vinto le elezioni europee e amministrative di maggio.

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  2. Mentre in campagna elettorale Renzie promette 80 euro, una mancia miserabile, un voto di scambio politicomafiosomassonico con cui comprare voti, il debito pubblico aumenta ogni mese. Ma non doveva diminuire grazie ai sacrifici? Dove eravamo rimasti nel 2011? Al duo Napolitano presidente di sé stesso e a Rigor Montis, senatore in una notte, che dovevano salvare l'Italia dallo spread impazzito? E poi a Letta, silurato per manifesta incapacità mediatica, che voleva morire per Maastricht, e infine all'Ebetino slinguazzante di Merkel, Bce e dintorni. Dopo anni di cura, dove sono state ammazzate le imprese, creato disoccupazione a livello del dopoguerra e tassato anche l'aria, lo spread è sceso. E allora? A chi abbiamo fatto un favore devastando l'Italia?
    L'Italia è quasi fallita, non c'è alcuna correlazione tra lo spread e la nostra economia. Questo nessuno può negarlo. Al massimo il rapporto può essere inversamente proporzionale. Meno spread, più fallimenti. A che serve quindi lo spread basso garantito da Napolitano con tre governi illegittimi, nessuno eletto dagli italiani, graditi alla Bce, Ue e Fmi? A garantire il pagamento dei titoli pubblici in scadenza e dei relativi interessi alle banche, in particolare tedesche, francesi e britanniche. Con lo spread sotto controllo i nostri titoli sono salvi e i creditori sono soddisfatti.
    Siamo tornati al '600 in Italia. Al posto degli eserciti stranieri, i poteri finanziari, ma almeno, allora, non ci prendevano per il culo con una finta democrazia e le riforme costituzionali fatte solo per perpetuare la Casta. Lo Stato italiano spende circa 800 miliardi di euro ogni anno. Di questi, 100 sono di interessi sul debito, senza questa zavorra avremmo un avanzo primario. Le entrate sarebbero superiori alle spese nonostante gli sprechi, che comunque sono enormi, tra i 100 e i 150 miliardi. Stiamo morendo di debito, di interessi sul debito, di crescita esplosiva del debito. In febbraio è aumentato di 17,5 miliardi, toccando 2.107,2. Alla fine dello stesso mese del 2013 l’ammontare del debito era di 2.018,2 miliardi, su base annua l’aumento è stato di 89 miliardi di euro. Non possiamo svalutare il debito perché è agganciato all'euro e non a una moneta nazionale, con questi dilettanti (collusi?) non possiamo arrestarlo. Stiamo morendo per pagare gli usurai. Qui o si affronta il debito e si mandano a fanculo i poteri che manovrano l'Italia come una marionetta grazie ai loro emissari autoctoni, o si muore.

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