Renzi piazza Marcegaglia all'Eni e la benzina... aumenta!

Cambiano i governi, cambiano i nomi ai posti di comando, ma la tiritera è sempre la stessa: in Italia non cambia proprio un bel niente! Altro che rottamazione! Altro che cambiamento! Altro che svolta buona! Qui se si va avanti di questo passo, si va dritti a sbattere contro il muro! E' un Paese vecchio, stanco, depresso, dove tutto è fermo, come e peggio di prima! L'unica cosa che ancora si muove in questo Paese, da sempre e oggi ancora di più servo dei poteri forti, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello, è l'aumento del costo della vita! E puntuale come sempre, anche quest'anno sotto il governo Renzi, arriva in prossimità delle feste pasquali l'immancabile aumento della benzina a penalizzare gli italiani per la tradizionale scampagnata fuori porta del lunedì di Pasquetta. Renzi ci aveva promesso la "svolta buona"... e si vede!!! E' arrivata la rivoluzione al vertice delle società partecipate dallo Stato. Il premier alla presidenza dell'Eni ci piazza l'ex numero uno di Confindustria, Emma Marcegaglia, ma poi, non cambia proprio un bel niente in questa Italia ostaggio delle lobby. E come primo atto Eni cosa fa? Ritocca al rialzo i prezzi di benzina e diesel rispettivamente di 1,5 cent euro/litro sulla benzina e 0,5 sul diesel. Ma anche Shell sale di 1 cent su entrambi i prodotti. Nel dettaglio, le medie nazionali "servite" della benzina e del diesel sono adesso a 1,809 e 1,715 euro/litro (Gpl a 0,747). Le "punte" in alcune aree sono per la "verde" fino a 1,853 euro/litro, il diesel a 1,758 e il Gpl a 0,765. ''All'approssimarsi delle festività, natalizie o pasquali che siano, ogni volta assistiamo all'inspiegabile aumento dei prezzi dei carburanti''. E' quanto denuncia Adiconsum in una nota, sottolineando che ''ogni volta assistiamo impotenti a questi aumenti ingiustificati che ricadono sulle tasche dei consumatori''. Meno male che Renzi c'è!

1 commento:

  1. Non mi meraviglia che commentatori politici, analisti e vari coristi dell'informazione economica abbiano sottolineato, anche con ironico stupore, per l'enfasi ricondotta alle nomine di genere, il solito ritornello che queste neo Presidenti donna non abbiano potere. E che in qualche modo siano state messe li per dovere istituzionale (c'è una legge che lo prevede) o per oppportunità politica del Premier Matteo Renzi, che così si ritaglia un posto in prima fila nel politically correct del femminismo d'antan.

    E' stato anche detto, e mi dispiace, che chi plaude a questi incarichi senza deleghe, e quindi senza potere (per l'Eni almeno) è parte di quell'italico esercito in cerca d'autore sempre pronto a salire sul carro del vincitore, quello di Renzi, appunto, per applaudirne operazioni di facciata o comunque prive di costrutto.

    Non sono d'accordo con questo genere di analisi. E non sono renziana. Anzi. Non sono d'accordo per due ragioni. La Presidenza di un ente, pubblico o partecipato, indipendentemente dalle deleghe, è sempre una carica che si modella sulla personalità di chi la ricopre. E' un ruolo di controllo fortemente creativo che se supportato da competenza, conoscenza dei meccanismi interni e capacita di relazione può diventare molto più di una mera promozione di facciata di un genere, leggi quote rosa, che doveva essere promosso per opportunità. Oltretutto siamo l'unico paese in Europa che ancora parla di quote rosa. Ovunque, anche in Turchia, si dice quote di genere, sottolineatura questa sì, non casuale. Ma tant'è.

    Screditare le nomine femminili appellandosi alla mancanza di potere di incarichi dovuti alle 'quote rosa' è, oltre che superficiale, decisamente rozzo. Affrettato e pressapochista. Credo dipenda dal fatto che la lente del maschilismo, sotterraneo e mi auguro inconsapevole, non abbia compreso l'importanza di una operazione apparentemente formale diventata oggi finalmente di sostanza nell'immaginario comune e non solo.

    Dopotutto è vero: non esiste contenuto senza forma.

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