Statali: è scontro sui prepensionamenti.

Tutti contro tutti! Come sempre accade tra italiani, eternamente divisi in guelfi e ghibellini, laziali e romanisti, lavoratori pubblici e privati, la proposta del governo di prepensionare gli statali ormai prossimi all’uscita dal mondo del lavoro per fare spazio ai giovani disoccupati, ha scatenato un vespaio di polemiche ed innescato la solita guerra tra poveri: lavoratori pubblici, da una parte, e lavoratori privati, dall'altra! 
Sono migliaia i dipendenti privati che sono usciti dal processo produttivo con la promessa di accedere alla pensione, ma che poi col repentino innalzamento delle regole previdenziali voluto dalla legge Fornero, sono rimasti senza stipendio e senza assegno pensionistico. Il popolo degli esodati chiede da tempo di poter accedere alla pensione utilizzando le regole precedenti alla riforma Fornero e adesso si vede ulteriormente minacciato dal nuovo esercito di esodati provenienti dal pubblico impiego che il governo Renzi si appresterebbe a far scendere in campo per svecchiare la P.A. e offrire ai giovani nuove opportunità di lavoro! 
Gli impiegati statali, per contro, non intendono fare più da capro espiatorio di quella politica assistenzialistica che illo tempore ha sconquassato le casse previdenziali dell'ex Inpdap con le "baby pensioni" e restare al chiodo fino all’ultimo respiro. 
Certo le intenzioni del governo erano buone. Ma per smaltire le fila del pubblico impiego mandando a casa i lavoratori “anziani” e poter assumere i giovani in rapporto di uno ogni tre pensionati, occorrono una montagna di soldi. E qui casca l’asino. Ed è proprio qui, sulle risorse disponibili, che il governo potrebbe cadere: per salvaguardare 120 mila lavoratori esodati, i precedenti governi hanno dovuto stanziare 5 miliardi di euro. Per risolvere il problema alla radice, secondo la Ragioneria, di miliardi ne occorrerebbero addirittura diciassette fino al 2022. 
Cifre da capogiro, cui occorrerebbe aggiungere quelle per i "nuovi esodati" dell P.A.! 
L’ex ministro del lavoro Enrico Giovannini aveva ipotizzato una norma di “manutenzione” della legge Fornero con l’introduzione del cosiddetto “prestito pensionistico”: si sarebbe consentito a tutti i dipendenti di lasciare il lavoro in anticipo, ma scaricando il costo in parte sulle imprese, in parte sullo Stato e in parte sul lavoratore stesso, con una riduzione della pensione tra il 10 e il 15%. 
Anche il progetto di legge firmato da Cesare Damiano, presidente della Commissione lavoro alla Camera, e da Pierpaolo Baretta, sottosegretario dell’Economia, prevede la possibilità di lasciare, per tutti, il lavoro a 62 anni con almeno 35 di contributi. Ed anche in questo caso è prevista una penalizzazione dell’8% sulla pensione percepita
Ma ciò che ha fatto insorgere i lavoratori del settore privato è che, in caso di prepensionamento, la penalizzazione verrebbe applicata solo nei loro confronti, risparmiando, invece, i dipendenti pubblici. Infatti, nei progetti di riforma che il ministro alla Funzione Pubblica sta mettendo a punto e che saranno presentati tra la fine del prossimo mese e l’inizio di maggio, non sembra, almeno per il momento, essere contemplata alcuna penalizzazione a carico degli statali che verrebbero collocati in quiescenza prima dei termini stabiliti dalla legge Fornero senza colpo ferire.

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