Non basta un '730 precompilato' per rifondare una nazione.

Riforme che non cambiano nulla. O peggio ancora, riforme che fanno finta di cambiare tutto, che prospettano una soluzione per ogni problema ma che, in realtà, non risolvono nulla, non cambiano proprio un bel niente, anzi lasciano tutto così com’era prima e a volte peggio di prima! La politica che prende in giro se stessa e gli italiani, spacciandosi come diversa e migliore di quella precedente e che s’illude e illude che con un ‘dpcm’, un ‘dpr’ o un '730 precompilato' si possa per davvero cambiare un Paese dilaniato dalla corruzione, dall’evasione fiscale, dalla disoccupazione e da una crisi istituzionale,
economica e sociale senza precedenti, stigmatizzata, vieppiù, dalla pessima gestione della cosa pubblica e dall'introduzione di una moneta unica che ha portato ceto medio e pmi sull’orlo del fallimento e che ha reso ancora più poveri coloro che già lo erano. Non è sufficiente apporre la targhetta “Riforme” su tutto ciò che capita tra le mani, perché una classe dirigente possa essere credibile e autorevole al cospetto degli italiani che ormai, a forza di scandali e ruberie, non credono più a niente e a nessuno e che al solo sentire parlare un politico si girano con sdegno dall’altra parte! Occorre, altresì, prendere in mano il bisturi, incidere i mali del Paese e progettare un nuovo schema di società più giusta, equa e solidale con chi è debole ed indifeso. Fatti, non parole. Non basta l’etichetta delle “Riforme” come garanzia di cambiamento. L’Italia, seppur definita dai più come la ‘Repubblica delle banane’, è sì arrivata alla frutta, ma non basta apporvi sopra il bollino delle “Riforme”, come fossero Chiquita, per garantire qualità, efficacia, efficienza, onestà, capacità e competenza di un'intera classe dirigente. Il governo Renzi suona la grancassa delle “riforme” e il fracasso mediatico che le fa da eco serve solo a coprire il rumore delle saracinesche che chiudono, dei giovani che emigrano, di salari e pensioni da fame, delle ruberie e delle corruttele che imperversano in lungo e in largo per tutto lo Stivale, dei continui balzelli che l'esecutivo sforna per togliere agli italiani onesti quel poco che ancora gli rimane in tasca! Nonostante ciò, l'Italia resta incatenata alla riforma del senato e della legge elettorale come fossero le cose più urgenti per famiglie e imprese, come fossero il toccasana di tutti i mali! Fatti, non parole. Azioni concrete ed incisive, non slogan e spot. Questo chiedono gli italiani! L’attuale classe dirigente sarà credibile ed autorevole solo quando avrà realizzato il primo punto del programma che sta in cima alla lista delle priorità della gente per bene: consegnare ladri, evasori e corrotti alle patrie galere e restituire l’Italia al popolo sovrano.

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