Statali in pensione a 57 anni. Dove sta la fregatura?

Dalla riforma della Pa sbandierata dal governo Renzi gli statali si aspettavano due cose: adeguamento della busta paga al caro vita e revisione della legge Fornero. 
Per quanta riguarda il rinnovo del contratto economico, non c’è trippa per gatti e quella poca che è rimasta sappiamo bene chi se la pappa!!! Di fatto nessun accenno ad aumenti salariali, ma la conferma per un altro anno del blocco degli stipendi. 
Novità invece sul fronte “previdenza”. Aperture in questa direzione non solo per i dipendenti pubblici, ma anche per quelli privati con un occhio agli esodati. Tutto il pacchetto è contenuto nell’articolo 4 della bozza del disegno di legge intitolato “Repubblica Semplice”. Diverse le novità. Innanzitutto quella sull’età pensionabile. Il provvedimento prevede per tutti i lavoratori, pubblici e privati, di poter lasciare l’impiego in anticipo rispetto ai 66 anni e 3 mesi attualmente previsti dalla legge Fornero. 
Si potrà andare in pensione a 57 anni con 35 di contributi per i lavoratori dipendenti e a 58 anni sempre con 35 di contributi per gli autonomi. 
Ma dove sta la fregatura? E’ presto detto: l’anticipo della pensione costerà caro ai neo-pensionati. L’assegno previdenziale sarà infatti interamente calcolato con il metodo “contributivo”, ossia in base ai contributi versati e non con il più vantaggioso “retributivo” in base all’ultimo stipendio. La perdita, secondo le stime, sarebbe in media del 25-30% sulla pensione, con un minino del 15% e un massimo che può arrivare al 45% a seconda dei contributi versati. 
Questa norma in realtà - la cosiddetta “opzione donna” - già esisteva, ma era riservata solo alle lavoratrici ed è stata utilizzata in 18 mila casi. Ora viene estesa a tutti e allungata fino al 2018. Una scappatoia, probabilmente non molto conveniente, ma pur sempre una via d’uscita. 
Per gli statali è prevista anche un’altra possibilità di pensionamento anticipato. Sarà estesa ai dipendenti pubblici un’altra norma che già esiste, ma vale in questo caso solo nel privato, e che permette di ammorbidire i rigidi requisiti della Fornero: i cosiddetti “casi eccezionali”. Si tratta di due possibilità. 
La prima è per i lavoratori che abbiano maturato un’anzianità contributiva di almeno 35 anni entro il 31 dicembre 2012 e che avevano i requisiti per il ritiro prima dell’entrata in vigore della Fornero. Questi lavoratori potranno lasciare a 64 anni invece dei 66 anni e 3 mesi. Le lavoratrici potranno andare in pensione a 64 anni qualora abbiano maturato entro il 31 dicembre 2012 un’anzianità contributiva di almeno 20 anni e alla medesima data avessero un’età di almeno 60 anni. 
La seconda prevede la possibilità di trasformare negli ultimi cinque anni di lavoro il contratto di lavoro da tempo pieno in part-time al 50% dello stipendio. In pensione si andrà comunque con un assegno pieno. 
Prorogata, infine, la norma che obbliga tutti coloro che hanno raggiunto il massimo di contributi nella Pa ad andare in pensione.

1 commento:

  1. Avere il 50% di pensione è uno schiaffo.
    Prima di tutto: un riequilibrio fra le generazioni.
    Una misura del governo Renzi ha cancellato le "bollette enel gratis" a dipendenti e pensionati, un esempio di cosa vuol dire toccare i diritti acqisiti!! Si applichi questo metodo alle pensioni con il RETRIBUTIVO ed i soldi per i PENSIONANDI, quota ex96, esodati appariranno eccome.
    L'opzione donna e altre cose simili sono un imbroglio VERGOGNSO !!!

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