Servizio pubblico demolito a favore di affaristi e speculatori!

Giorno dopo giorno le varie lobby - spalleggiate da una classe dirigente selezionata nelle segrete stanze e collocata nei posti che contano perchè obbediente agli imput dei potenti - stanno demolendo tutto ciò che è rimasto di "pubblico" in Italia dirottando gli italiani verso "il privato"! Scuole che cadono a pezzi, infrastrutture fatiscenti, trasporti da terzo mondo, servizi che non funzionano, sanità e previdenza allo sfascio: stanno demolendo il servizio pubblico a favore delle strutture private. Il messaggio, forte, chiaro e devastante, è il seguente: il pubblico funziona male e costa troppo, meglio il privato! Che poi tutto ciò che finora è stato svenduto dallo Stato italiano alle aziende private costi molto di più e funzioni peggio, è una realtà da tenere ben nascosta!
E siccome proprio per la salute gli italiani sono disposti a mettere mano al portafoglio, sono sempre di più coloro che pagano di tasca propria le prestazioni mediche che il servizio sanitario nazionale non garantisce più! Ticket esagerati, tempi di attesa troppo lunghi, la possibilità di scegliere il medico di fiducia, e la convinzione che "se paghi vieni trattato meglio", stanno spingendo sempre più connazionali - oltre 12 milioni - verso gli operatori della sanità privata. 
Secondo le stime che emergono dal documento conclusivo dell'indagine conoscitiva sulla sostenibilità economica del Ssn, condotta dalle commissioni Bilancio e Affari sociali della Camera, la spesa privata ha sfondato il muro dei 30 miliardi l'anno. Per l'esattezza 30,3 miliardi, tra farmaceutica, diagnostica e assistenza, che - come si legge nel documento - costituiscono "una percentuale rilevante della spesa sanitaria complessiva". 
L'indagine della Camera svela anche i motivi di questa emigrazione di pazienti dal pubblico al privato: "E' stato rilevato come l'applicazione dei tcket stia di fatto escludendo le fasce economicamente più deboli della popolazione dall'accesso alle prestazioni sanitarie, in particolare a quelle di specialistica e diagnostica". Questa fotografia trova conferma nei dati rilevati dal Censis. Secondo una recente ricerca dell'istituto sul ruolo della sanità integrativa, infatti, sono sempre di più gli italiani che pagano di tasca propria i servizi sanitari che il pubblico non garantisce più: nel 2013 la spesa sanitaria privata è aumentata del 3% rispetto al 2007. E nello stesso arco di tempo quella pubblica è rimasta quasi ferma (+0,6%). Insieme alla spesa cresce anche il numero delle persone che si rivolgono al privato, secondo gli ultimi dati del Censis 12,2 milioni di italiani. 
La ragione fondamentale è perché nel pubblico bisogna aspettare troppo tempo per accedere alle prestazioni, come dichiarato dal 61% di coloro che ricorono alla sanità privata. Altre motivazioni sono per quasi il 33%, la possibilità di scegliere il medico di fiducia, e per il 18,2% "se paghi vieni trattato meglio", mentre il 15% fa riferimento alla indicazione di una persona di fiducia. La fuga nel privato riguarda soprattutto l'odontoiatria (90%), le visite ginecologiche (57%) e le prestazioni di riabilitazione (36%). Ma il 69% delle persone che hanno effettuato prestazioni sanitarie private reputa alto il prezzo pagato e il 73% ritiene elevato il costo dell'intramoenia. Uno scenario che incide sul giudizio che gli italiani hanno del Ssn. A finire nel mirino è soprattutto il costo dei ticket. Secondo quanto rilevato dagli esperti del Censis, il 50% degli italiani ritiene che il ticket sulle prestazioni sanitarie sia una tassa iniqua, il 19,5% pensa che sia inutile e il 30% lo considera invece necessario per limitare l'acquisto di farmaci.

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