Obama: "L'Isis è un cancro. Faremo giustizia".

"Il mondo è inorridito" dal brutale assassinio di James Foley. Così il presidente degli Usa Barack Obama in un breve dichiarazione. Obama ha sottolineato che "l'Isis non parla di religione. Le loro vittime sono in massima parte musulmani e nessuna fede insegna alla gente a massacrare gli innocenti. Quando viene fatto del male a degli americani ovunque nel mondo - ha proseguito Obama - noi facciamo ciò che è necessario per far sì che venga fatta giustizia". I miliziani dell'Isis, ha detto ancora il presidente Usa, "dichiarano la loro ambizione di commettere un genocidio contro un antico popolo". La campagna di terrore dell'Isis, il famigerato Stato islamico in Iraq e nel Levante, raggiunge gli Usa: gli jihadisti che hanno preso il controllo di buona parte del territorio iracheno e siriano hanno annunciato ieri sera la decapitazione di un giornalista freelance americano rapito in Siria nel 2012, James Foley, postando in internet un video in cui si vede un terrorista che sembra tagliargli la gola. I terroristi islamici dell'Isis erano già tornati a minacciare gli Stati Uniti. E lo hanno fatto all'occidentale, pubblicando in rete un video in cui inviano un messaggio di morte agli americani, promettendo loro di farli "affogare tutti nel sangue". 
Lo Stato Islamico è un pericolo che ha mobilitato tutto il mondo occidentale. Intanto nel nord dell’Iraq, proseguono i bombardamenti americani contro le postazioni dell’Isis, mentre la Germania - come l'Italia - ha deciso di inviare armi direttamente ai peshemerga curdi che combattono gli jihadisti sunniti. 
Contro i tagliagole islamisti dell’Isis l’Italia fornirà ai peshmerga curdi circa 30mila kalashnikov con oltre 20 milioni di proiettili, 4mila missili anti-carro AT-4 Spigot, 50 batterie lanciarazzi Grad, 400 lanciarazzi Rpg coi loro 11mila razzi anti-carro. Più mitragliatori leggeri e altro materiale non più in uso alle forze nazionali. Il tutto via mare o anche solo per via aerea sugli Hercules C130J.
Le commissioni Esteri e Difesa del Senato e della Camera hanno approvato la risoluzione dei rispettivi presidenti che sostiene il governo nell'invio di aiuti militari ai curdi nell'ambito della crisi in Iraq. Respinte le mozioni contrarie all'invio di armamenti di Sel e M5S. 
Matteo Renzi si è rivolto così al premier uscente​ dell'Iraq Nouri Al Maliki incontrato nel palazzo presidenziale della zona verde di Baghdad in una visita lampo in Iraq: "L'Europa in questi giorni deve essere in Iraq altrimenti non è Europa.". Renzi ha poi espresso amicizia e vicinanza sia dell'Italia sia dell'Europa verso l'Iraq facendo presente che oggi è arrivato il sesto aereo di aiuti umanitari. L'integrità della regione e dell'Iraq, ha evidenziato il premier italiano battendo 'il cinque' ai bimbi iracheni, è fondamentale per la stabilità dell'intera area.
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IL COMMENTO. di Massimo Gramellini. VOGLIONO FARCI PERDERE LA TESTA PER TAGLIARCELA MEGLIO! Una parte di me condivide la decisione di non diffondere la sequenza del macellaio vestito di nero che sgozza il giornalista americano nel deserto. Un’immersione dentro l’orrore atavico, da cui si esce stremati nel morale e nauseati nell’animo, oltre che preoccupati per l’effetto che potrebbe avere su menti instabili e caratteri impressionabili. Ma un’altra parte di me si domanda se la visione dell’orrore non aiuterebbe i pavidi e i dubbiosi a prendere coscienza della realtà: che con i macellai d’uomini non si tratta perché essi non cercano la convivenza, sia pure da posizioni di forza, ma la sopraffazione. La forza brutale delle immagini potrebbe convincere anche gli occidentali specialisti nei distinguo sociologici alla Di Battista che di fronte alla brutalità dei fanatici le democrazie hanno il diritto e forse il dovere di reagire. 
A dirimere il conflitto interiore subentra però una considerazione decisiva. Gli sgozzatori dell’agnello americano non sono dei beduini dilettanti. Chi organizza certe mattanze e ne manda i filmati in giro per il mondo lo fa con un obiettivo preciso: speculare sulle nostre emozioni primarie, la rabbia e la paura. Vogliono farci perdere la testa per poi tagliarcela meglio. Ma io la soddisfazione di odiarli e di temerli non gliela voglio dare. Quindi rinuncio volentieri ad ammirare le loro prodezze. Vivo in una democrazia: tarlata, certo, ma pur sempre più evoluta di una comunità tribale. E le democrazie non agiscono sulla spinta delle emozioni, ma con la forza lenta e profonda dei sentimenti. Per questo sembra sempre che perdano e poi alla fine vincono, sempre.

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