Stipendi degli Statali ancora fermi al palo fino al 2018!

Al governo servono soldi per non sforare il fatidico 3% e nel mirino dei tagli ritornano gli stipendi del pubblico impiego. Accantonata per il momento l’ipotesi di togliere dalla busta paga di dicembre la tredicesima mensilità, ora si parla dell'ennesimo blocco dei contratti degli Statali e quindi di stallo degli stipendi per altri quattro lunghissimi anni.
La misura la si evince in maniera chiara dalla lettura del Def 2014 laddove i tecnici hanno scritto che “nel quadro della legislazione vigente, la spesa per redditi da lavoro dipendente delle Pa è stimata diminuire dello 0,7% per il 2014, per poi stabilizzarsi nel triennio successivo e crescere dello 0,3 per cento nel 2018, per effetto dell’attribuzione dell’indennità di vacanza contrattuale riferita al triennio contrattuale 2018-2020”. 
La spending review, mirata ai tagli delle auto blu, alle consulenze, agli appalti, alle esternalizzazioni e ai tanti sprechi della P.a., non sta dando i frutti sperati. Quindi, visto e considerato che intervenire sui meccanismi burocratici che procurano emorragie di denaro inarrestabili e che stanno dissanguando il Paese è molto complicato, si va sul sicuro prorogando per altri due anni il blocco delle retribuzioni del pubblico impiego.
E' dal 2010 che tre milioni e mezzo di lavoratori dello Stato si vedono negare l'adeguamento dello stipendio al costo della vita! 
Ma non finisce mica qui. Per l’indennità di vacanza contrattuale, infatti, è previsto uno stop ai valori del 2012 fino al 2018! 
La stretta sugli stipendi degli statali ha permesso allo Stato di risparmiare, tra il 2010 e il 2014, qualcosa come 11,5 miliardi di euro. Il nuovo blocco della contrattazione inserito dal governo Letta nella manovra finanziaria ha permesso ulteriori risparmi per altri 5 miliardi di euro, grazie non solo al congelamento delle retribuzioni, ma anche al blocco del turn over fino al 2018. Insomma, congelare la busta paga agli statali fa risparmiare una montagna di soldi alle casse dello Stato, anche se un’eventuale ulteriore blocco avrebbe effetti recessivi sui consumi deprimendo ulteriormente la domanda. 
Di taglio in taglio i dipendenti pubblici nel giro di 5 anni hanno visto ridursi il salario reale del 14,6%, con un sacrificio pro-capite che la Cgil quantifica in circa 4 mila euro. 
Gli effetti del blocco, ovviamente, cambiano a seconda della mansione svolta: un impiegato ministeriale con meno di 30 mila euro lordi di stipendio ha dovuto rinunciare a circa 2.800 euro lordi, che diventerebbero 4 mila con il prolungamento al 2015 e 2016. Il salasso cresce salendo i gradini della gerarchia: sono 8.900 euro per un dirigente di seconda fascia, e arriva ai 19 mila euro di un ministeriale apicale e se lavora per un ente pubblico non economico (Inps, Aci, o Istat) si sorpassano i 21 mila euro all’anno. I docenti universitari hanno perso tra i 4.500 euro e i 9.500 euro, mentre i medici del servizio sanitario hanno visto andare in fumo 7.550 euro.
E se per il "contributo di solidarietà" ipotizzato per le cosiddette “pensioni d’oro” c’è il rischio d’illegittimità costituzionale, una eventuale proroga del blocco degli stipendi, invece, non incontrerebbe alcun ostacolo del genere. Infatti, secondo un recente pronunciamento dell’Alta Corte, “il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, trovano giustificazione nella situazione di crisi economica”. 
Insomma per gli Statali dal posto fisso e dalle mille garanzie oggi come oggi... there is no tripe for cats!

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