...a loro, di noi, non gliene frega niente!

di Grazia Nonis. Il nostro Matteo ha solo iniziato a correre e s’è già perso una scarpa nella melma paludosa e burocratica del nostro governo. Lui corre e parla, poi parla e corre, gira l’Eurozona e mangia gelati. Ma la regola del podista è di camminare, sudare e non fiatare. Nel suo caso, sarebbe bene si chiudesse in un ufficio a controllare i compiti dei suoi ministri, sottolineare le castronate con la penna rossa e mandare qualcuno dietro la lavagna. Il tempo fugge ma in “poltrolandia” non si batte un chiodo. Il popolo affamato chiede indietro il chiodo, ormai ruggine e anche un po’ floscio, da piantare nelle onorevoli zucche…. buone neanche pei ravioli. Troppe teste a rappresentare una democrazia che di concreto ha ben poco perché azzerata da centinaia di parolai strapagati che blaterano, cincischiano, perdono tempo e fanno cagnara al solo fine di mettere i bastoni tra le ruote all’avversario, remargli contro e godere nel metterlo in difficoltà. Così, passano i giorni e i mesi senza un nulla di fatto perché a loro, di noi, non gliene frega niente.
L’operaio, la casalinga e il colletto bianco darebbero quel poco che hanno per poter essere  tra loro e fare, in quattro e quattr’otto, quello che ormai è diventato il parlamentare gioco dell’oca, e cioè un passo avanti e tre indietro.
Sindacati: fatevi da parte, servite poco e quel poco è fatto male. Qui ha ragione Renzi: difendete solo una metà dei lavoratori perché all’altra avete sempre detto di arrangiarsi. Continuate a compilare  le vertenze e moduli di pensione. Fate ciò che vi riesce meglio: i passacarte. Cambiate o limitatevi a questo.
Pubblico impiego: obbligo di licenziamento immediato per chi ruba, finge di lavorare o si dà malato e non lo è. No alla sola sospensione. No al reintegro. Mettiamo la parola fine al posto sicuro a tutti i costi.
Regioni a statuto speciale: aboliamole modificando la costituzione. Fine del mangia mangia e del governo regionale che fa il bello e il cattivo tempo coi nostri soldi, grazie a stolti amministratori che arrogantemente si stipendiano e si pensionano credendosi imperatori. Tutti a casa a pedate nel sedere. In caso contrario, le altre regioni che chiedono a gran voce lo statuto speciale devono essere accontentate.
Sanità: da domani, non tra un mese o tra una settimana, equiparazione dei costi di gestione delle strutture pubbliche. Se un pasto in ospedale costa un euro e trenta in Lombardia, altrove non può arrivare a 26. Anche il numero dei dipendenti deve essere identico a parità di abitanti. I lavoratori in esubero devono essere licenziati.Fine del posto pubblico a fini assistenziali. Che si cerchino un lavoro così come lo fanno i privati messi alla porta per carenza di lavoro. I ma o i forse non funzionano più. Stop. Chiuso il discorso.
Burocrazia: al rogo tutto l’iter da psicopatici che si è obbligati a seguire per l’espletamento di una pratica. Aiutiamo le aziende italiane, ma soprattutto quelle straniere, ad aprire le attività senza dover aspettare anni per un visto. Copiamo l’iter della odiosa ma precisa Germania.
Lavoro: diminuzione significativa del carico fiscale. Legge per la paga minima oraria e per chi sgarra chiusura immediata dell’attività. No allo sfruttamento dei lavoratori.
No al pensionato lavoratore: godetevi la pensione, piccola o grande che sia, e lasciate il posto a chi non ce l’ha.
Abolizione della legge Fornero: chi ha lavorato 40 anni deve andare in pensione senza i paletti assurdi di questa assurda legge che ci vuole al traguardo moribondi per smezzare l’esborso.
Magistrati: un documento ufficiale del Csm dice che da una toga è lecito attendersi un impegno annuale di 1560 ore, e cioè una media di 4,30 ore al giorno. Certo che s’ammazzano di lavoro .. e abbiamo ….. nove milioni di cause arretrate!
Certezza della pena: No alla libertà solo perché il reato prevede una pena sotto i tre anni grazie alla nostra legge che protegge i delinquenti a discapito degli onesti. Quindi, costruzione immediata di carceri. Nulla facendo, nelle aule dei tribunali dovrà essere tolto il cartello che recita “La giustizia è uguale per tutti”.
L’elenco del buon padre di famiglia non si ferma qui che già si ode l’eco della risposta di economisti e vari “isti” premi Nobel della nostra disfatta: “Non ci sono soldi e la coperta è troppo corta”. Bé, trovateli e sforate ‘sto debito già sforato, ma perdindirindina fate girare questo paese.
In caso contrario, auguriamoci di essere commissariati e vedervi tutti buttati fuori a calci.

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