Mai più lavoratori di serie A e B, ma solo lavoratori di serie C!

Matteo Renzi interviene a gamba tesa sul mondo del lavoro e lo fa promettendo di "superare la divisione tra lavoratori di serie A e quelli di serie B" e un "mondo del lavoro basato sull'apartheid". E così ricompatta la fronda più "rossa" del Pd che gli risponde: "Vuole lavoratori di serie C e come Monti e la destra vuole scaricare "sui padri sfigati" il dramma del lavoro dei "figli ancora più sfigati"!
Via l'articolo 18, via l'obbligo di reintegro, sì all’indennizzo. In cambio, tutele estese a tutti i lavoratori (non solo a tempo indeterminato) su malattie, ferie, cassa integrazione, maternità. Questo è il programma di Matteo Renzi per l'autunno, un cambio di registro che piace tanto alla destra, ma che sta creando non pochi malumori in casa Pd o perlomeno in quella parte dei democrat più conservatrice e legata alla linea dura della Fiom. Non a caso, l'annunciato passaggio alla flexicurity (flessibilità del posto di lavoro combinata a più garanzie per i lavoratori), ha già fatto arrabbiare e non poco i puri e duri di Pd e Cgil: l'articolo 18 non si tocca, chi osa farlo deve mettere in conto il rischio di lasciarci le penne! 
Ma Renzi, forte dell’appoggio di Berlusconi e dei numeri sulla disoccupazione, sembra intenzionato a fare sul serio: "Sono qui per fare le riforme. Se non ci state, andiamo a votare"! Il premier ha già fatto intendere ai suoi che o si va avanti con la riforma radicale del lavoro, trovando un accordo al rialzo dentro al partito e nel Parlamento, oppure ci penserà il governo, con un decreto dall'alto, a zittire proteste e resistenze.
Prepariamoci, dunque, all’ennesima globalizzazione: "lavoratori di serie C", licenziati senza giusta causa, ma come e quando vuole "il padrone", senza l'obbligo del reintegro, anche quando "il padrone" ha torto, e precari a vita.
Lavoratori di serie C, licenziabili in tronco e senza appello, ma indennizzati con quattro soldi e perennemente in cerca di quel lavoro che non c’è e che mai ci sarà se si crede che sia sufficiente cancellare lo Statuto dei lavoratori e l’art. 18 per creare nuova occupazione e uscire dal tunnel della crisi!

2 commenti:

  1. LIBERISMO allo stato puro altro che partito dei lavoratori

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  2. Ve lo dice uno che ha vissuto precario e morirà disoccupato, possiamo fare tutte le "leggi" che vogliamo, l'universo se ne frega e va avanti per conto suo. Chiunque, non solo il "lavoratore", ha i "diritti" che ha la forza/peso di fare valere in un dato contesto.
    In una situazione economica in cui la pressione fiscale esorbitante sta soffocando l'Italia, una situazione in cui conviene produrre all'estero e i consumi continuano a ridursi, in una situazione in cui arrivano migliaia di immigrati disposti a tutto, ci sarà sempre più domanda di lavoro che offerta di lavoro, quindi il "lavoratore" si trova a priori in una posizione in cui non ha la possibilità contrattare ne di fare valere alcun "diritto", semplicemente perché ci sarà sempre qualcuno disposto a fare lo stesso lavoro per meno.
    In un contesto dove tutti pregano il padreterno che la "direzione" non sposti la fabbrica in Romania o in Vietnam, i sindacati possono anche vivere in una realtà immaginaria anni '70 di fabbriche affamate di manodopera ma il risultato è che più passa il tempo e più si configurano come associazioni di privilegiati, principalmente funzione di una qualche forma di assistenzialismo di Stato, avulse dalla realtà quotidiana di tutti gli altri che sono alla mercé del cosiddetto "mercato".
    L'articolo 18 è come i carri armati russi che arrugginiscono sui piedistalli sparsi in mezza Europa, monumenti di un'epoca che fu.

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