Matteo Renzi? Scopa nuova spazza bene i primi giorni.

Matteo Renzi, tra una tassa e l’altra, tra un tweetter e un’hashtag, tira dritto per la sua strada. Una strada che porta all’abbattimento dei diritti dei lavoratori, alla precarizzazione degli occupati e ad un numero sempre più crescente di sottoccupati e disoccupati.
E tutto questo senza aver mai preso neppure un voto, senza essere stato mai delegato dagli italiani ad attuare il suo (o di chi per lui) programma di governo, ma messo lì per 'nomina' ricevuta dal Colle, su segnalazione della Troika.
Il premier - dalla parlantina sciolta e dai fatti che vanno di pari passo col Pil - sostiene di voler cambiare verso all’Italia e ci sta riuscendo, capovolgendola sotto-sopra e scuotendola ben bene fino a incassare pure l’ultimo centesimo rimasto nelle tasche dei “soliti noti”! 
Gli hippy hippy urrà del governo delle giovani marmotte vanno nella direzione di un Paese depresso che non riesce più a risollevarsi e che sta tristemente soccombendo sotto una valanga di tasse, mortificato da retribuzioni da fame. 
Un popolo senza più certezze, senza punti di riferimento, senza la speranza di un futuro migliore! 
Grazie al lavoro del governo Renzi, oggi siamo il paese dell’Unione europea con il più elevato tasso di disoccupazione, un numero esagerato di tasse, gli stipendi più bassi, una corruzione e un’evasione fiscale senza precedenti, un debito pubblico inarrestabile: siamo l’unico Stato del vecchio continente a crescita “sotto zero”! 
Ma l’impegno di Matteo Renzi, a parte le scuole e gli ospedali che cadono a pezzi, una pubblica amministrazione allo sbraco e una giustizia lenta e farraginosa, è chiaro: “La riforma del mercato del lavoro in Italia è una priorità e se i sindacati sono contro per me questo non è un problema". 
A parte il fatto che oggi come oggi il problema non è quello di avere contro i sindacati ma più che altro averli a favore, la vera riforma che sta per davvero a cuore agli italiani onesti e per bene è quella di riportare uguaglianza, equità, dignità, ordine e giustizia in questo Paese dilaniato dalle divisioni, dove c’è una élite che ingrassa e la massa che viene risucchiata nei vortici della povertà. 
E quando vengono a dirci che bisogna “riformare” il mondo del lavoro per rilanciare l'economia, è una bufala! La flessibilità doveva servire a far aumentare l’occupazione, invece ha solo precarizzato i lavoratori. Altro che riformare per migliorare. Riformare per dimezzare i salari e ridurre i lavoratori ai livelli di sfruttamento dei cinesi, venti ore alla catena di montaggio e quattro per dormire! La "vera verità" è quella scritta in busta paga e nella lettera di licenziamento!
Si riforma per migliorare, non per peggiorare! Altrimenti meglio lasciare le cose così come stanno e passare la mano a chi sa fare. Non si governa una Nazione a chiacchiere e non sempre il nuovo è meglio del vecchio. 
Scopa nuova spazza bene i primi giorni... e le riforme paventate dal governo delle giovani marmotte, prima una al mese, poi in 100 giorni e adesso in 1.000, ieri avevano il sapore della speranza, oggi quello di una sbobba, indigesta agli italiani e gradita solo alla Troika.

13 commenti:

  1. Qui, qualcuno deve ancora spiegare le ragioni per cui togliere diritti ai lavoratori come l'abolizione dell'articolo 18 possa far ripartire l'economia. Senza certezze un lavoratore investirà di meno, la banca gli negherà un prestito. Qualcuno ci prende per il culo parlando di "conservatorismi" dopo che è stato mantenuto dagli italiani a fare il "poitico" come deputato dal 1953 (Napolitano, ndr). Una riforma per ricattare i lavoratori che possono essere licenziati senza giusta causa. E perchè? Perchè ce lo chiede l'Europa... ma l'Europa, con rispetto parlando, può andarsene a fanculo. I lavoratori si sono guadagnati quei diritti minimi con decenni di lotte e non li cederanno alla massoneria o alle banche che hanno distrutto intere economie con la bancarotta della finanza del 2008. L'equazione che vogliono far passare questi pescecani è semplice: chiudere i buchi della finanza internazionale con la sottrazione dei diritti sociali. Trasformare i lavoratori in schiavi. E per farlo, da noi hanno messo lì un vecchio e un bambino. L'articolo 18 non si tocca.

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  2. Vogliono portarci tutti sotto botta del padrone, senza diritti ma solo doveri: lavorare, guadagnare poco, e far ingrassare sulle spalle dei lavoratori il padrone! che bell'affare! Grazie renzi

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  3. Loro ingrassano e noi dimagriamo alla ricerca eterna di quel lavoro che no c'è!

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  4. Matteo Renzi.
    L’uomo che ha spalancato le porte alla Troika.

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  5. Abolire l´art 18 farà subito aumentare la disoccupazione, secondo effetto meraviglioso spalancherà ancora di più le porte al ricatto e alla diminuzione del salario.
    Tutti i lavoratori dovrebbero avere un minimo di protezione in modo di avere un vero mercato del lavoro competitivo, altrimenti qualcuno sara´ sotto ricatto piu´di altri. Abolendolo tutti possono essere ricattati.
    Marchionne quello che chiacchiera a sproposito e sta per disintegrare la Ferrare tramutandola in Fiat, dovrebbe solo tacere.

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  6. Ma io credo che se si vuol far partire l'economia ed il lavoro non bisogna togliere le tutele sul licenziamento, ma abbassare il costo del lavoro e la tassazione alle imprese. Non è che ci vuole il premio nobel dell'economia per dire ste cose, lo sappiamo tutti che è così. Allora la domanda è: perchè non lo si fa?

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  7. L'Art.18 non si tocca? e chi glielo impedisce? noi attraverso il computer?

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  8. Abolire l'art.18 siglificherebbe, tra l'altro, dare un'altra arma micidiale ai politicanti di turno che, conoscendoli, farebbero licenziare chi lavora onestamente per far entrare il proprio figlioccio,raccomandato,votante ma mentalmente assente e sicuramente incapace....e questo ci si sà!

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  9. Diciamoci la verità! L'art.18 ha contribuito a rovinare l'Italia industriale dagli anni '70 al 2000. Ha difeso solo i lavativi, i lazzaroni, i supersindacalizzati ideologici. Da Dirigente di grande azienda ho conosciuto direttamente le aberrazioni dell'applicazione dell'art.18. Mai invocato dai lavoratori normali, sempre e solo per quelli lazzaroni. Oggi conta veramente poco, il danno è già stato fatto! La giungla dei 46 contratti atipici a termine è stata l'inevitabile risposta alla mancata revisione dell'art.18!

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  10. Mi ricordo la Bindi che esultava in TV: 1 milione di lavoratori in piazza per difendere l'articolo 18. 1 milion !!!! A quel tempo fu Berlusconi che tentò di togliere/modificare l'articolo 18, e l'Italia si ribellò. Oggi, che il PD vuole togliere/modificare l'art. 18 ne voglio vedere 5, 10 di milioni di lavoratori in piazza. Se non sarà così, sapete che vi dico: avrete quello che vi meritate, diventare schiavi

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  11. matteo quello buono25 settembre, 2014

    Che fine ha fatto quella sinistra che mobilitava le piazze in difesa dello Statuto dei Lavoratori? Possibile che Renzi con la sua chiacchiera via abbia addormentati tutti? SVEGLIAAAAA

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  12. Lo STATUTO dei Lavoratori doveva essere un punto di partenza e non di arrivo. L'articolo 18 nella sua formulazione originaria garantiva il lavoratore da licenziamenti cervellotici, ecc. Anche in vigenza dell'art.18 non mancavano licenziamenti strani, ma la legge prevedeva il reintegro sul posto di lavoro. La riforma Fornero, la possibilità di scelta fra reintegro e indennizzo demandata al giudice, a mio avviso, andrebbe eliminata quanto prima. Il licenziamento è la morte del rapporto di lavoro, non bisogna mai dimenticarlo.

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