Partiamo dalla "siringa" per tagliare gli sprechi della sanità.

di Grazia Nonis. Non tutti sono a conoscenza che alcune chiappe in transito prevalentemente in nordici ospedali sono così scarsamente tornite, cellulitiche e di seconda mano da meritarsi un foro di siringa tipo discount. Insomma, quelle da poco prezzo. Gli altri italici glutei, rosei e paffutelli, vengon invece punzecchiati da aghi di primissima qualità, probabilmente griffati ma dal costo vertiginoso. Al cittadino qualunque il dubbio sorge spontaneo: “Trattasi di materiale economico nel
primo caso perché made in Cina o il secondo è un nostrano made in Italy fatto di creste e ruberie?”. No, sono siringhe pressoché identiche, ma nel caso n. 1 vengono pagate al prezzo di mercato mentre nel caso n. 2 il popolo italiano vota il rubo-made in Italy, senza se e senza ma. Ma scorrendo la lista del delirio degli altri costi della sanità italiana relativi a protesi, garze, cateteri, impianti vari, pulizie, costi letto, pasti e insomma tutto quanto serve al buon (?) funzionamento di un’azienda ospedaliera, non possono assolutamente passare inosservate le macro differenze di spesa tra regione e regione. Si ha il forte sospetto, oramai divenuto certezza, che troppi ci “marcino” e “ci mangino” e a nulla vale la richiesta di alcuni politici, giornalisti e comuni cittadini di standardizzare i prezzi. In qualsiasi azienda privata la prassi vuole che si spulcino i costi di tutte le filiali e se, per esempio, una Bic costa venti centesimi ad Agrate e un euro a Martinsicuro partono i controlli: ispezione seguita da verifica e licenziamento del manolesta che ha intascato il “regalino”. Il tutto a suon di “Bicchettate” nel sedere. Nel pubblico non succede un tubo anche se tutti sanno. Giornalisti scrivono libri con tanto di numeri precisi, date, nomi e luoghi ma chi può intervenire gira la testa dall’altra parte. Il cittadino che fa i conti della serva per arrivare alla fine del mese scalpita e si domanda perché mai, tra tanti portatori insani di vitalizi, dis-onorevoli strapagati e mangiatori a sbafo del nostro Parlamento, non ci sia nemmeno un omino disponibile a buttar giù un listino prezzi riparametrato sui costi al ribasso delle aziende ospedaliere capaci e virtuose. In pratica, prezzi identici per tutti da nord a sud. Entrata in vigore da... ieri e non dopo mesi di ronfate tra una votazione e un’opposizione. Il buon Matteo, invece, preferisce calarsi nella parte del padre (governo) alle prese col figlio adolescente (regione): lo punisce diminuendogli la paghetta pretendendo che il pargolo impari a farsi bastare il conquibus fino alla fine del mese. Ma non ha fatto i conti con gli amici del figlio: il gatto, la volpe e compare Lucignolo, e cioè i maestri della corruzione. I quattro pusillanimi van per bagordi e donnine e in un lampo sperperano il mensile. Però essi sanno che, in caso di necessità, un po’ di lacrime del figliol prodigo (regione) faranno breccia nel cuore del babbo (governo) il quale, dopo un predicozzo, spalancherà il portafoglio perdonandolo perché intenerito da tanto piagnisteo. Si sa, Matteo è di manica larga perché sa che può sempre contare sul gruzzoletto delle altre sue figlie, e cioè le sorelle (regioni) formichine e risparmiose. Stai attento, Matteo. L’adolescenza è anche l’età della ribellione.
P.S. Se anche l’omino per far di conto non si dovesse trovare: AAA cittadino offresi gratuitamente per controllare, tagliare, livellare e stilare un unico prezzario ospedaliero. AAA cittadino offresi per imporre i nuovi parametri anche agli amministratori delle regioni più disobbedienti e cicale. Giurin giuretto, senza prenderli a testate.

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