Pompi, il Re del Tiramisù, abdica agli involtini primavera!?

A Roma “Tiramisù” è da sempre stato sinonimo di Pompi! Ma la storica pasticceria nei pressi di Piazza Re di Roma, che da più di mezzo secolo delizia il palato dei romani con la sua specialità al caffè e mascarpone, annuncia la sua prossima chiusura. 
Così chi si è recato in questi giorni nello storico bar-pasticceria di via Albalonga a San Giovanni ha potuto apprendere la notizia, leggendo con sorpresa un cartello affisso sul bancone che recitava: «Recessione è quando il tuo vicino perde il lavoro. Depressione è quando lo perde un tuo familiare. Panico quando lo perdono tutti i tuoi dipendenti… 60! Grazie a questo lungimirante Municipio, alle vie limitrofe e ai residenti, i cittadini non avranno più il loro punto di ritrovo a cui erano abituati da 54 anni! Avranno tranquillità e più tempo, per imparare il cinese… vista la prossima apertura, dopo la nostra storica attività romana, di un bazar o ristorante cinese». Ebbene sì! Pompi, il Re del Tiramisù, chiude i battenti, causa la modifica alla viabilità e le troppe multe ai clienti dovute a scelte discutibili del municipio e del Comandante della polizia
municipale. E la notizia oltre a suscitare amarezza per gli amanti del tiramisù, solleva anche un vespaio di polemiche proprio per quel cartello scritto dal proprietario non solo in Campidoglio, ma soprattutto tra la comunità cinese della capitale! Nel cartello, infatti, oltre ad esserci una tirata d’orecchi al Municipio ci sono anche "offese", secondo alcuni clienti cinesi, nei confronti della loro comunità. Non a caso al posto di Pompi, molto probabilmente, aprirà un ristorante cinese.
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IL TORMENTONE DEL TIRAMISU'. 
Speriamo non chiuda anche San Pietro perché non si può parcheggiare in piazza. Sarebbe un duro colpo al turismo. di Pietro Piovani. Nei giorni scorsi in rete una delle notizie romane più lette e discusse è stata la presunta chiusura della pasticceria Pompi a via Albalonga. Presunta perché poi si è saputo che non ci sarà nessuna chiusura, ma si trattava solo di "una provocazione" lanciata dai proprietari che hanno cercato di intimidire l’intero quartiere con la minaccia più terribile: arrivano «i cinesi». Invece questa volta i cinesi non arrivano, a quanto pare la pasticceria rimarrà lì, anche se i suoi clienti saranno costretti a subire la prepotenza del Comune che da un po’ di tempo ha deciso di non consentire più i parcheggi in terza fila, anteponendo esigenze in fondo futili come il passaggio di autobus e ambulanze ai diritti di chi ha l’urgenza di ingoiare un tiramisù. Come sempre accade, il dibattito si è subito trasformato in derby, con il confronto tra due schieramenti contrapposti: quelli che trovano il tiramisù di Pompi buonissimo, e quelli che invece lo considerano una ciofèca. I primi si appellano al valore della tradizione, anche se in questo caso la tradizione è piuttosto recente (il bar c'è dal 1960, la ricetta del tiramisù non esisteva prima degli anni Settanta). I secondi ribattono che quel dolce è ormai un prodotto industriale venduto in almeno altri quattro locali della stessa catena, e soprattutto sostengono che - come ha scritto Massimiliano Coccia su Facebook - "lo fa meglio mi nonna". L’argomento è definitivo: il tiramisù di nonna non può metterlo in discussione nessuno, neanche il signor Pompi.

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