Statali: non siamo noi il debito pubblico!

Il Pil dell'Italia non è più cresciuto in termini congiunturali sin dal secondo trimestre del 2011. E' quanto emerge dalle ultime tavole dell'Istat, ricalcolate in base ai nuovi conti nazionali. Il Prodotto interno lordo infatti è negativo nel quarto trimestre del 2013 (ora a -0,1%, +0,1% la 'vecchia' stima). C’è chi pensa di risolvere il problema del debito pubblico, tagliando vieppiù la spesa pubblica, intesa come risorse umane
impiegate in ministeri, enti locali, ospedali, tribunali, caserme, scuole, ecc, ecc. Ma chiediamo conforto ai numeri, per smentire questo luogo comune.
Il dato della spesa pubblica rapportato al Pil ha subito una drastica contrazione, passando dal 52,5% del 2009 al 50,5% del 2011. L’aspetto più significativo riguarda la contrazione della spesa per redditi da lavoro sul totale della spesa corrente, il cui rapporto scende dal 23,7% del 2008 al 22,7% del 2011.
La spesa per i dipendenti pubblici è calata di 7,8 miliardi (-4,5%) tra 2010 e 2013, secondo quanto emerge dai dati dell’Istat. In valori correnti le uscite per i redditi da lavoro dipendente sono scese da 172,548 a 164,747 miliardi. La riduzione risente del blocco del turnover e, soprattutto, del blocco della contrattazione, partito proprio nel 2010. Solo nell'ultimo anno la contrazione è stata pari a 1 miliardo 415 milioni di euro. Guardando nel dettaglio alle retribuzioni lorde, al netto dei contributi a carico della Pa, le uscite sono diminuite di 6 miliardi 751 milioni di euro, sempre nel confronto tra il 2010 e il 2013 (-5,5%).
Fra i tanti falsi miti che ci sono in Italia c’è anche quello relativo al numero esagerato dei dipendenti pubblici. In realtà le cose non stanno proprio così. La spesa per il pubblico impiego in Italia pesa per l'11,1% del Pil. Nel nostro Paese si contano 58 impiegati nella Pubblica amministrazione ogni mille abitanti, ai livelli della Germania (54), in Svezia sono 135. L'Italia risulta l'unico paese in cui, negli ultimi dieci anni il numero dei dipendenti pubblici si è ridotto: meno 4,7%. 
Le politiche di austerity con il blocco del turnover  e del rinnovo dei contratti nel settore pubblico hanno decimato l’esercito dei colletti bianchi. Nel 2013 i dipendenti pubblici sono calati di 64.000 unità, proseguendo un trend iniziato già negli anni scorsi. 
Ma non è bastato: l’Italia al sesto anno di crisi profonda sembra una barca che perde acqua da tutte le parti. A dimostrazione del fatto che le politiche “lacrime e sangue” imposte dal governo sotto l’egida della Troika non funzionano e che la causa del debito pubblico non è riconducibile al pubblico impiego! 
Non è più accettabile continuare a parlare dei dipendenti pubblici soltanto e unicamente in termini di spesa e di debito. La Pubblica amministrazione è l’unico vero presidio di democrazia e di garanzia di servizi equi e solidali per la cittadinanza. 60 milioni di cittadini, pensionati, malati, lavoratori e imprese ogni giorno entrano in contatto con lo Stato, attraverso i suoi dipendenti, per ottenere servizi. Non si può continuare a smantellare la Pubblica amministrazione come si è fatto negli ultimi vent'anni, tagliando servizi e personale, bloccando gli stipendi e togliendo dignità ai lavoratori dello Stato. Quel che occorre è, invece, modificare la riforma Fornero per svecchiare gli uffici e mettere in essere un vero ricambio generazionale della P.a., ma, soprattutto, tagliare gli stipendi d’oro: togliere a chi prendere retribuzioni esagerate per dare a chi percepisce 1.000 euro al mese pur rivestendo pari mansioni. Non farlo sarebbe un grave errore che peserà come un macigno sulle spalle dell generazioni future!

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