L'Eternit uccide due volte: condanna annullata!

Le lastre di amianto uccidono ogni anno in Italia 5.000 persone. Nel 2013 la Corte d'Appello di Torino aveva confermato la responsabilità per disastro doloso e condannato l'imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, titolare dell'impresa "Eternit", a 18 anni. Ebbene, o meglio, molto male, la Cassazione ha dichiarato il reato prescritto già dal primo grado e annullato anche i risarcimenti alle vittime: una vergogna! Così hanno urlato i familiari delle vittime della "morte silenziosa" nell'aula magna della Suprema Corte alla lettura del verdetto che ha mandato in fumo anche la speranza dei risarcimenti e ha disilluso i familiari di altre duemila vittime che, invece, hanno accettato dai legali dell'ex ad svizzero un accordo economico extragiudiziario. Quindi non ci sarà più giustizia per le migliaia di vittime dell'amianto, almeno per quelle che hanno respirato le polveri letali nei quattro stabilimenti italiani della multinazionale Eternit dal 1966 al 1986.
E' questo l'effetto della decisione della Cassazione che ha seppellito con la prescrizione - maturata già prima della conclusione del primo grado - il reato di disastro ambientale doloso con il quale la Procura di Torino aveva mandato sotto processo il magnate elvetico Stephan Schmidheiny e la Corte di Appello, il 3 giugno del 2013, lo aveva condannato a 18 anni di reclusione e a pagare 89 milioni di euro di indennizzi. Davanti alla Cassazione è rimasto uno striscione: "Eternit, ingiustizia è fatta".

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