Renzi stai sereno, sei il migliore degli scarsi!

di Vittorio Feltri. L'unico motivo per cui Matteo Renzi mi sta simpatico è che egli è mal sopportato non solo dai compagni fedeli nei secoli passati, ma anche dalla gente di destra e di centro che piace solo a se stessa e detesta chiunque la pensi diversamente. A parte questo dato non secondario, vorrei aggiungere qualche considerazione sulle idee contorte di coloro che puntano sull'imminente declino del premier, dovuto al fatto che, nonostante il suo darsi da fare (più con la lingua che non con gli atti di governo), la situazione italiana, lungi dal migliorare, peggiora costantemente, come dimostrano le statistiche economiche.
Effettivamente, non si può dire che l'ingresso del giovin Matteo a Palazzo Chigi abbia provocato una svolta positiva nella politica italiana. In crisi era il nostro Paese quando a guidarlo erano Berlusconi, Monti e Letta, e in crisi rimane: anzi, esso sprofonda sempre di più e non si sa se vi possa essere una inversione di tendenza. Al di là di tutto questo, una certezza l'abbiamo: Renzi e la sua leadership non sono in discussione. Per un motivo semplice: quest'uomo al momento non ha rivali in grado di spodestarlo e ricacciarlo da dove è venuto, negli anfratti della politica periferica. L'ex sindaco di Firenze, già presidente della Provincia gigliata (per usare un termine calcistico), ha i piedi saldamente ancorati nel potere non perché sia imbattibile, figuriamoci: tutti noi siamo vulnerabili, dipende dagli avversari che ci danno contro. La questione è che Matteo al presente non ha rivali. Ogni dì sale sul ring, affronta un match e lo vince regolarmente perché non c'è anima capace di contrastarlo. Renzi fa a pugni con il vuoto, sferra cazzotti a chi non c'è, atterra fantasmi, abbatte sistematicamente chiunque sia assente. Egli, in pratica, è l'unico pretendente alla corona, e la corona non gli sfugge perché non esiste nella politica italiana chi abbia la forza e il coraggio di contrastarlo. Finché i suoi "nemici" (si fa per dire) saranno i nonni del suo stesso partito, il Pd, cioè le cariatidi del tempo che fu, ovvero Susanna Camusso, un fiore appassito, o Maurizio Landini, un attaccabrighe professionale e senza obiettivi concreti, il presidente del Consiglio, nonché segretario democratico, non avrà problemi a tenerli a bada, ridicolizzando le loro velleitarie iniziative. Morta la destra, nemmeno la sinistra tradizionale ha futuro, ma un passato inglorioso. I conflitti ideologici non hanno più senso, puzzano di vecchio e non appassionano il popolo, convinto che le questioni importanti siano altre: per esempio la sopravvivenza e non l'affermazione del marxismo e balle del genere che non bevono manco i nostalgici del Pci archeologico, passatista. Renzi rappresenta l'ultima spiaggia della sinistra: o ce la fa lui a rilanciare il progressismo (di maniera) o il destino del Pd sarà il fallimento totale. Ecco perché nella presente congiuntura egli non deve temere nulla. Bisogna che si convinca di una cosa: non gli conviene contare sulla propria forza, bensì sulla debolezza di chi ambisce a eliminarlo senza averne l'energia. Approfitti di questa circostanza per imporsi su coloro che, poveracci, sono incapaci di interpretare l'attualità, e seguitano a rincorrere da lustri le chimere. Renzi tra l'altro non sarà spodestato nemmeno dagli antagonisti storici, cioè i volonterosi ma fragili competitor della destra, sempre alla ricerca di un capo credibile che possa sostituire l'insostituibile Silvio Berlusconi, l'ultimo dei mohicani, l'indomabile, colui che ancora tiene testa a Renzi con la speranza di ridurlo a ragionevolezza. Vi è chi scommette su elezioni a marzo, e dice che soltanto così il premier potrebbe conquistare il Parlamento e usarlo a proprio piacimento. Può darsi. Ma l'ipotesi ci lascia perplessi: perché dovrebbe impegnarsi per ottenere ciò che ha già? La maggioranza alle Camere e fuori di esse, nel Paese.

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