Tasse e spot. Così Renzi affonda l'Italia.

A parte le contestazioni che Renzi sta provocando ovunque si rechi - tranne che in Confindustria e Mediaset - sintomo evidente che tra la gente l’effetto spot ha i giorni contati, ma persino gli stessi dati diramati dagli organi ufficiali, nazionali ed esteri, sull’operato del governo non sono certo dei più confortanti. Infatti, la manovra finanziaria appena varata non solo non garantirebbe al Paese di uscire dal tunnel della crisi in tempi brevi, ma i suoi effetti sarebbero praticamente nulli su crescita, occupazione e ripresa economica, anzi comporterebbero addirittura un aumento delle tasse a livello locale. Bankitalia stigmatizza i rischi derivanti dal Tfr in busta paga. "E' cruciale che la temporaneità del provvedimento sia mantenuta", sostiene nel corso dell'audizione sulla Legge di stabilità, sottolineando come "l'adesione dei lavoratori a basso reddito all'iniziativa aggrava il rischio che questi abbiano in futuro pensioni non adeguate". Via Nazionale sottolinea anche come il "ridimensionamento dell'Irap consente un significativo alleggerimento del costo del lavoro, ma comprime i margini di autonomia delle Regioni, per le quali il tributo rappresenta la principale fonte di finanziamento".
La Corte dei Conti denuncia il rischio di aumento tasse. “C'è il rischio che regioni ed enti locali siano indotti a compensare l'ulteriore riduzione dei trasferimenti recata dalla legge di stabilità con un aumento dell'imposizione decentrata. Gli spazi di azione per la politica economica con riguardo alle difficoltà del Paese sono angusti. Il ruolo che rivestono in questa fase le aspettative di operatori economici e famiglie impegna tutti a rendere certa e spedita la direzione verso cui muovere e a cui concorrere". 
L'Istat prevede l'effetto nullo della manovra con un calo del Pil dello 0,3% nel 2014. Rispetto alle sue precedenti stime l'Istat rivede al ribasso il Pil di quest'anno di 0,9 punti. I provvedimenti adottati con la manovra avranno un "impatto netto marginalmente positivo nel 2014 ed un effetto cumulativo netto nullo nel biennio successivo" per il bilanciamento tra la spinta del bonus degli 80 euro e gli effetti negativi derivanti dalla clausola di salvaguardia, con l'eventuale aumento dell'Iva. 
La Commissione Ue rivede al ribasso le stime di crescita dell'Italia: -0,4% nel 2014, con una "tiepida ripresa" nel 2015 stimata a 0,6%. La Commissione rivede al rialzo il deficit italiano che sale al 3% nel 2014, e scende a 2,7% nel 2015. Quello strutturale sale a 0,9% nel 2014, per scendere a 0,8% nel 2015 e salire all'1% nel 2016, mentre il tasso di disoccupazione italiano "resta elevato ai suoi livelli storici".
E tutto questo sullo sfondo di un Paese divorato dal debito pubblico, devastato dalla corruzione e dall’evasione fiscale, saccheggiato dagli sprechi e dalle ruberie, annichilito dal crollo dell’occupazione e dei consumi, ridotto allo stremo dal taglio dei servizi pubblici e da stipendi e pensioni più vicini al terzo mondo che all’Unione Europea!

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