I nostri uteri sono vuoti perché troppo istruiti.

di Grazia Nonis. Non facciamo più bambini perché siamo più educate, studiamo e leggiamo troppo. Le nostre “colleghe ignoranti”, invece, sfornano figli a getto continuo perché solo questo sanno fare. La Harvard Kennedy School of Government ci ha “illuminato” dopo averci studiato e incasellato in grafici utero-demografici. S’è scomodato pure il ministro conservatore inglese David Willets, dichiarando che la nostra istruzione cozza con famiglia e figli. Questa chicca è di un pò di tempo fa, me l’ero persa, così come il libro di Camillo Langone “Togliete i libri alle donne: torneranno a fare figli”. La bestialità, si sa, non ha mai fine ed un post su questo argomento sta girando in rete proprio in questi giorni, suscitando non pochi consensi dei soliti maschilisti sciocchi e frustrati.
Gli “specialisti” non lo dicono chiaramente, ci girano intorno facendo allusioni ed esponendo statistiche sulle pance mai riempite del frutto della vita, quelle che hanno fatto media con 1,3 figli a testa e le portatrici di tube vergini ma rinsecchite, ormai non più fertili e inutili alla crescita demografica. I nostri uteri sono vuoti perché troppo istruiti. Uteri vuoti, sinonimo di donne inutili, inservibili, inutilizzabili. Sognano donne relegate ad un unico dovere, quello di essere madri di vita. Questo è il pensiero di alcuni uomini, con e senza cultura, spaventati dall’invasione di popoli che al contrario di noi “studiate” portano in dote femmine con un apparato riproduttivo da catena di montaggio. Accoppiamento e riempimento, svuotamento e prodotto. E poi daccapo, ancora e ancora. Forse, qualche “sapientone” sogna per noi un campo di concentramento per l’attività di procreazione. Non più “Auschwitz” o “Dakau” ma “Ovaia 24h su 24h” o “Conigliera umana”. Donne chine su terreni da coltivare, bestiame da accudire, mungere e macellare. Stanze per l’atto sessuale, padiglioni dedicati ai parti e le comuni per l’allevamento dei nuovi esseri destinati al ripopolamento della specie umana. Divieto assoluto di libri, riviste, penne biro e carta. Limitazione della parola. Atrofia mentale. Il desiderio di contrastare l’invasione di popoli vicini ma lontanissimi da noi, dalle nostre abitudini, culture e religioni potrebbe far retrocedere le donne di secoli facendole diventare schiave, alla stregua degli stessi “invasori” che trattano il genere femminile al pari delle bestie o del nulla. Donne da crescere nell’ignoranza. Gambe sempre aperte al maschio padrone. Accoppiamento, gestazione, figli. Per poi divenire donne dalla bocca cucita, donne senza opinione, donne da bastonare. Donne dal viso coperto. Ai soloni, scienziati e ai colti interessati ai nostri uteri ed alle nostre menti troppo scolarizzate, vorremmo dire che l’aver spalancato porte e portoni a chiunque ci ha portato dove siamo, a prescindere dai nostri 1,3 figli a testa, dai nostri uteri disoccupati, esodati o in pensione. Ed è un insulto, anche il semplice pensiero di ibernare le nostre menti per poter fecondare i nostri corpi. Adamo ed Eva non si spaventarono dall’essere soli. I primi popoli erano puntini sparsi di una terra immensa e non ebbero paura.

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