Italiani finalmente primi, ma in corruzione!

Ma chi l'ha detto che l'Italia è sempre ultima, relegata a fanalino di coda in tutte le classifiche? Anche noi abbiamo un nostro primato, quello della corruzione. E guai a chi ce lo tocca! In quanto a tangenti e malaffare, nessuno fa meglio di noi. L'Italia, infatti, si aggiudica a pieno titolo il primo posto per corruzione tra i paesi Ue. Lo scrive nero su bianco l'ultima classifica della corruzione percepita, il "Corruption Perception Index 2014" di Transparency International, che riporta le valutazioni degli osservatori internazionali sul livello di corruzione di 175 paesi del mondo. L'indice 2014 colloca il nostro paese al 69° posto della classifica generale, come nel 2013, fanalino di coda dei paesi del G7 e ultimo tra i membri dell'Unione Europea. Rispetto al passato l'Italia ferma la sua rovinosa discesa verso il basso della classifica (i valori sono uguali al 2011 e 2013), ma resta maglia nera tra gli Stati occidentali. Anzi peggiora la sua situazione complessiva in Europa, dato che Bulgaria e Grecia la raggiungono al 69° posto, migliorando la loro posizione in classifica. E adesso dopo "Mafia Capitale" dietro all'Italia, non c'è più nessuno.

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IL COMMENTO. Un Paese mafia, pizza e - da ieri - Colosseo, non ha speranza. di Giampaolo Roidi. L’Italia è il Paese percepito come il più corrotto in Europa, insieme a Bulgaria e Grecia, che però un anno fa nella classifica stilata da Transparency International ci stavano davanti. Quanto a tangenti e malaffare, nessuno come noi. Che poi se il rapporto fosse stato chiuso due giorni dopo ci saremmo ritrovati soli al comando della peggiore statistica che un Paese civile possa temere. Quello che la procura di Roma ha raccontato nelle 900 pagine del fascicolo Terra di Mezzo diventa infatti emblematico di un Paese border line che naviga senza rotta alla ricerca di una ripresa morale ed economica, rischiando ogni giorno di affogare nella povertà civile ancor prima che in quella reddituale. Eravamo rimasti alla ‘ndrangheta che mette le mani su Milano e Lombardia, e a pezzi di Stato che riconoscono dopo vent’anni, a mezza bocca, implicitamente, tra mille distinguo e udienze, di aver fatto concessioni a Cosa nostra per chiudere una stagione di sangue. Ora ci ritroviamo con la capitale ostaggio di un sistema criminale autoctono, non importato da terre di mafia, in grado di controllare e condizionare l’economia della città grazie alla cooptazione di politici e amministratori, più o meno consapevoli. La Mafia Capitale non è una brutta storia di malaffare locale. Bensì la scoperta che politica e criminalità non sono più tanto soci in affari. Sono spesso una cosa sola, un sistema unico di conquista e conservazione del potere nel tempo. L’alleanza finale tra nemici che fingono di combattersi, ma in realtà si sposano. Non a Corleone, a Roma. In queste ore tutti parlano di azzerare. Giunte, consigli, commissioni. Forse va azzerata anche la discussione sulla priorità numero uno per questa Italia cialtrona in cerca di riscatto. Su quale sia l’unica, vera riforma che ci restituirebbe sviluppo, lavoro, un futuro. La riforma delle giustizia e la lotta alla criminalità. Lì vanno messe quante più risorse ed intelligenze possibili. Un Paese mafia, pizza e - da ieri - Colosseo, non ha speranza. Anche se si dota di un nuovo statuto dei lavoratori o di un bicameralismo più agile. Il cancro che impedisce all’Italia di guarire è la mafia che entra nelle nostre vite senza farsi riconoscere, contando su un contrasto eroico, in molti casi, blando e farraginoso, in tanti altri. Dotiamoci di scuole e tribunali migliori, il resto, francamente, viene dopo.

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