Pensavo che con Berlusconi fosse stato toccato il fondo e invece...

di Gerardo Lisco. Per anni ho ascoltato e letto prese di posizioni e dichiarazioni di personaggi della cultura, della politica, ecc, che stigmatizzavano l’affaire “olgettine”, il caso Ruby rubacuori, le candidate femminili di Berlusconi che non avevano altre competenze se non quella di essere appariscenti e di far parte dell’harem del capo. Prendendo spunto da questi fatti, un politologo di fama come Sartori definì il nostro sistema politico come “Sultanato”. Per anni ho ascoltato dichiarazioni di esponenti del centrodestra che violentavano le Istituzioni Repubblicane e la Costituzione. I casi Razzi e Scilipoti, insieme agli altri episodi che ho ricordato, sono diventati l’emblema di quella stagione. Ho pensato che con Berlusconi fosse stato toccato il fondo e invece mi sbagliavo.
Qualche giorno fa nella trasmissione presentata dalla Clerici in coppia con Vespa, “Un mondo da amare”, è stato ospitato il Presidente del Consiglio Matteo Renzi. La kermesse mi ha portato indietro con la mente ricordandomi filmati storici vecchi di qualche decennio. Ho visto scorrere davanti ai miei occhi le immagini di Hitler, Mussolini, Enver Hoxa, Stalin, Mao, Ceaușescu, ecc. Ho visto scorrere, nella rappresentazione orchestrata dal duo Clerici-Vespa i tanti “amati leader” che hanno cavalcato la storia degli ultimi cento anni. Pensavo che, dopo la visita di inizio mandato a una scuola siciliana con gli scolari che accoglievano “l’amato leader” saltando e cantando, non avrei più assistito a bestialità di questo genere e invece no! A questa bestialità se n’è aggiunta una fresca di nottata e cioè l’approvazione, avvenuta con il voto di fiducia al Senato, della Legge di Stabilità. Allo strumento del “voto di fiducia” si è aggiunto una variabile nuova: il testo fornito ai senatori per l’approvazione presentava vistosi errori rendendo incomprensibile e contraddittorio il documento da approvare. Alle osservazioni dei senatori presenti il sottosegretario Enrico Morando ha dichiarato che il documento pur se con degli errori bisognava che venisse lo stesso approvato e che il Governo si impegnava ad apportare le necessarie correzioni. Un vero voto di fiducia! I due episodi, pur se estremamente diversi, sono l’espressione del degrado nel quale versano le Istituzioni democratiche in Italia. Questi come tanti altri episodi non vanno presi sottogamba. Non sono espressioni di un nuovo folklore. La ridicolizzazione delle istituzioni da parte di coloro che le rappresentano o il servilismo dell’informazione verso “l’amato leader”, sono gli strumenti attraverso i quali si mira a creare un’opinione pubblica succube, asservita e ben disposta ad accettare svolte autoritarie. In linea di massima il pubblico che segue le trasmissioni come quella della Clerici è standard è formato da coloro che più di altri sta soffrendo la crisi. Spero che quel pubblico abbia un minimo di sussulto e si ricordi che la trasmissione di Clerici e Vespa serve per addormentare le loro coscienze e che dietro quella facciata si nasconde l’approvazione di una Legge di Stabilità che continua con le stesse politiche che hanno prodotto il disastro economico, sociale e politico che ciascuno sta vivendo sulla propria pelle.

3 commenti:

  1. Per quanto mi riguarda ho perso ogni speranza. Non credo più nell'Italia, non credo più negli italiani.

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    1. Ed è esattamente questo il prodotto più pericoloso che questo sistema ottiene: togliere speranza e volontà di reazione. Sta facendo il loro gioco.

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    2. Mio figlio ieri sera ha fornito una risposta ineccepibile: non sono i politici, i molti politici, che sono corrotti psicologicamente, ma è la ns. società che è corrotta e che da società corrotta ha prodotto questi rappresentanti. Lui, che è appena vent'enne, ha detto che l'unica cosa che lo trattiene in Italia non è lo studio, che pure gli piace, ma solo la sua "band" musicale. Se gli venisse a mancare quella lascerebbe senza indugi il paese andando a cercare in giro per il mondo, anche facendo il fattorino o il cameriere, una società migliore della nostra. Non tento nemmeno più di scoraggiarlo, io alla mia tenera età di ultrasessantacinquenne ho troppi legami affettivi, figli, nipoti, per lasciare l'Italia, ma se avessi anche solo vent'anni di meno farei come lui. A suo tempo ho creduto nell'Italia e negli italiani, nelle sue istituzioni, e ciò mi ha trattenuto dal mio sentirmi "cittadino del mondo" e andare a vivere in Iran, o in Sud Africa, o in Australia. Ora non posso farlo, ma non posso nemmeno proibirmi di essere stanco di lottare, mi sento sempre di più come un "Don Chisciotte" all'italiana. Basta! Divento egoista e penso solo a mè stesso ed ai miei cari.

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