Gli italiani se ne fregano del Toto-Quirinale!

Gli italiani se ne fregano del Toto-Quirinale! Piuttosto confidano in un ricco 'tredici' al Totocalcio per togliersi dalle paludi della crisi. Ai fini pratici, come in tutte le cose della vita, "il nome" del futuro Presidente poco interessa a chi campa con uno stipendio di 1.000 euro al mese! La priorità assoluta è salvare l’Italia! Ciò che conta per davvero sono gli atti istituzionali che il “nominato” dalla casta saprà e vorrà compiere una volta eletto Presidente della Repubblica Italiana. Dato per scontato che mai e poi mai sarà il Signor Rossi o il Signor Bianchi a salire sul Colle più alto della Capitale, quello che ai cittadini sta più a cuore è che il prossimo Capo dello Stato sia una garanzia per tutti gli italiani.
Un Presidente capace di ridimensionare le enormi disuguaglianze che stigmatizzano questo Paese e le grosse ingiustizie che da decenni lo travagliano. Fossero i Signori Bianchi e Rossi d'Italia a sedere su quella poltrona, certo saprebbero da subito cosa fare: garantire al popolo italiano quella sovranità che si declina con la giustizia, la libertà, l’uguaglianza e l’equità sociale, e che si traduce in diritto alla casa, alla famiglia, alla salute e al lavoro. Quale Presidente della Repubblica, fino ad oggi, ha saputo e voluto dare dignità al lavoro e ai lavoratori con retribuzioni adeguate al costo della vita e direttamente proporzionate al suo "presidenziale vitalizio"? Al Nazzareno, Renzi & Berlusconi, hanno stretto un patto. Entrambi vogliono un Presidente di garanzia, a "loro garanzia": l'uno per restare a Palazzo Chigi fino al 2018 senza passare per le urne, l'altro per salvare le aziende di famiglia. Ma per rimettere in moto l’economia italiana occorrono ben altre garanzie. Una su tutte: rimettere benzina al motore! Non ci sono alternative, altrimenti l’Italia non solo resta ferma, ma retrocede, rovinosamente indietro! Altro che 80 euro! Occorre restituire "800 euro" alle buste paga di tutti i lavoratori dipendenti, perchè tanto gli è costato il passaggio dalla lira all’euro, e "tombare" - una volta per tutte - la “riforma fornero" per consentire ai giovani disoccupati di entrare nel mondo del lavoro e agli occupati più anziani di uscirne prima di passare all'altro mondo! Un Paese che con l’entrata nell’euro ha adeguato gli stipendi e le pensioni della casta alla moneta unica (se uno di loro percepiva uno stipendio di 20milioni al mese di vecchie lire, oggi porta a casa 25mila euro), dimezzando per contro salari e pensioni dei lavoratori dipendenti (a fronte di uno stipendio di 2milioni di vecchie lire, oggi quel lavoratore arriva ad un mensile di appena 1.000euro), non può permettersi un altro Presidente della Repubblica garante solo ed esclusivamente della casta.

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