Il primo ad andarsene dal Pd di Renzi è Cofferati!

di Maria Pia Caporuscio. Qui il governo favorisce i pochi a danno dei molti. Qui le leggi assicurano una giustizia per i ricchi e l’ingiustizia per i poveri. Quando un cittadino dimostra intelligenza, onestà e capacità non può servire lo Stato e viene allontanato. Qui un politico si occupa dei pubblici affari per risolvere i propri. Qui non dobbiamo rispettare quello che è giusto ma quello che ci conviene. Noi consideriamo l’opposizione un ostacolo alla democrazia e per questo non ne teniamo conto. Noi crediamo che la felicità sia rubare le ricchezze degli altri e tenerle per noi. Ogni italiano è convinto di essere nato per servirci e noi facciamo di tutto per accontentarli....
qui a Roma facciamo così! 
E’ questa la politica dei moderni vampiri che da anni succhiano il sangue agli italiani, avendo occupato il nostro Parlamento. L’uscita di Sergio Cofferati dal partito democratico ne è la conferma: non sono ammesse persone per bene! Per i “non vampiri” diventa impossibile continuare a far parte di quelle cosche (che avendo abbandonato la politica) sono diventati dei veri e propri succhiatori di sangue. Una persona per bene, che è stato anche un sindacalista amato per l’onestà intellettuale, non potrà mai scendere a compromessi, figuriamoci se potrebbe mai tradire quei principi sacrosanti cui ha creduto e crede, o addirittura tradire un popolo indifeso. Purtroppo tutte le idee di giustizia sociale, che la sinistra si era impegnata a promuovere e difendere sono state tradite, la sinistra non esiste più, folgorata proprio dagli stessi che ne facevano parte. In queste “associazioni” che non si possono più chiamare partiti, non c’è più posto per la giustizia, l’onestà, la moralità. Non c’è posto per chi lotta per il bene comune e non per la cricca cui appartiene o per se stesso, per cui chi non intende trasformarsi in vampiro, è costretto ad andarsene.
__________________________________________________________________________________________ LA RISPOSTA. di Sergio Cofferati. Vedo che Renzi va in televisione a darmi dell'ipocrita, che i vicesegretari bollano come inspiegabile e ingiustificato il mio addio al Pd. Solo insulti e offese. Se un partito, invece di chiedersi le ragioni delle dimissioni di uno dei suoi fondatori, reagisce così, siamo alle frutta. Anzi, ormai al digestivo! Per un mese e mezzo ho informato la segreteria del partito dei rischi di inquinamento del voto, della partecipazione organizzata del centrodestra con l'Ncd e anche Forza Italia, della partecipazione attiva di certi fascistoni mai pentiti, e la presenza perfino di personaggi in odor di mafia ai gazebo e ai seggi, ma è stata, diciamo, assente, distratta, lontana. Salvo quando il ministro Roberta Pinotti è piombata per sostenere le larghe intese con il centrodestra, l'esportazione anche in Liguria del modello nazionale renziano. E proprio per sostenere questo modello politico si è fatto ricorso in modo spregiudicato al sostegno del centrodestra nelle primarie del nostro partito. E anche all'inquinamento con voti comprati. Non lascerò il seggio all'Europarlamento: alle elezioni europee, dove molti fanno finta di dimenticare che si vota con le preferenze, sono stato rieletto con 120 mila voti. La mia è stata una scelta individuale. Adesso sto da solo alla finestra a guardare. Poi il resto si vedrà. Ma voglio partecipare attivamente alla politica. Come, lo deciderò quando la mia partecipazione potrà essere utile. Io mi domandai se fosse utile interrompere la contesa ma non l'ho fatto perché altrimenti mi avrebbero accusato di non volere le primarie, di scappare. Volevo vedere se il gruppo dirigente era in grado di intervenire. Renzi ha un'idea disinvolta della moralità politica. Io mi sarei aspettato nell'assemblea del Pd un minuto per parlare di quanto successo, il fatto che non sia accaduto mi ha fatto capire che quella non può più essere la mia casa. La semplificazione di quanto accaduto in Liguria è frutto degli obiettivi di Renzi. A lui dà fastidio la dialettica interna, con gli oppositori interni non cerca il confronto. Ad esempio sulla legge elettorale discutono con tutti tranne che con la minoranza del partito. Renzi non vuole la scissione ma prova un fastidio visibile con quelli che nel suo partito non sono d'accordo con lui.

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