La sinistra italiana che esalta Tsipras e affossa Renzi.

La sinistra italiana è storicamente divisa. E pure oggi che ha ‘il pallino’ in mano rischia l’ennesima scissione sui propri stessi atti politici: patto del Nazzareno, elezione del Presidente della Repubblica, Italicum. Riesce a spaccarsi persino all’interno della sua stessa “minoranza”, quella anti-Renzi tanto per capirci, divisa com’è tra chi vuole restare nel Pd e chi invece vorrebbe andarsene. La sinistra non è capace di restare unita neppure quando vince le elezioni. Non esulta per le proprie vittorie, ma fa i fuochi d’artificio quando a vincere è la sinistra fuori casa.
Condannata a spaccarsi su tutto, riesce a dividersi al suo interno nei rivoli dei “no”, dei “contro” e degli “anti”. La sinistra italiana, culturalmente di opposizione e non certo di governo, ha ragione di esistere solo quando ha un nemico abbastanza forte da tenerla unita. Che poi si chiami fascismo, capitalismo, democrazia cristiana o Silvio Berlusconi, poco importa. Basta che ci sia un nemico in grado di ricompattarla e sul quale spegnere divisioni interne e scaricare storiche contraddizioni. E più questo nemico è forte e potente, più la sinistra gode! Forse proprio per questo i dem fagocitano i propri leader quando si rivelano vincenti, e si leccano le ferite fratricide salendo spesso e volentieri sul carro del vincitore straniero - ieri Blair, poi Obama e Zapatero e adesso Tsipras - sperando che almeno da questi arrivi la realizzazione di quel mondo utopico che dal dopoguerra ad oggi ancora va teorizzando.

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