Accoltella due carabinieri, ma il giudice lo libera!

di Grazia Nonis. Leggo schifata l’articolo di cronaca riguardante un certo Khannoussi, un libico senza fissa dimora con quattro decreti di espulsione alle spalle, e altri numerosi capi d’imputazione per spaccio, rapina e violenza pubblica. L’altra notte, a Padova, quest’anima candida e pecorella del Signore ha cercato di vendere un pò di “roba” a due carabinieri in borghese. Alla vista delle manette ha reagito estraendo un coltello. I due militari, pur feriti, sono riusciti ad immobilizzarlo e portarlo in galera.
Detta così e visti i precedenti, il libico dovrebbe restare dietro le sbarre per molto tempo, perché così impone la legge di ogni nazione civile. Ahimè, dobbiamo rassegnarci e depennare l’Italia dalla lista dei paesi perbene e spostarla tra quelli in stile barbaro e permissivi verso i delinquenti. Infatti, e dopo una sola notte in carcere, il “brav’uomo” s’è trovato di fronte ad un giudice misericordioso che, contro il comune buonsenso e solo applicando la legge (?), ha deciso di scarcerarlo. Il criminale, però, sarà costretto a rispettare un unico provvedimento emesso a suo carico, e cioè il divieto di dimora nel Comune di Padova. Ullallà, una pena esemplare! Insomma, un buffetto sulla guancia, una ramanzina all’acqua di rose o dieci Ave Maria. Tant’è che il Khannoussi, con una grassa risata rivolta a chi mestamente si vedeva costretto a spalancargli la porta della cella, ha spiccato il volo e libero come il vento se l’è data a gambe verso altri lidi. Conscio di poter colpire ancora e farsi beffe di noi e della nostra “legge”. Probabilmente dovrà essere processato in contumacia poiché già ora irreperibile. Libero di rapinare, spacciare e aggredire alla faccia di tutti gli italiani onesti che non sanno più in chi o in cosa credere. Ci si interroga sul perché di queste scelte assurde, mentre si cercano delle risposte che non arriveranno mai. Bisognerebbe arrampicarsi sui vetri per trovarne di valide. Dobbiamo incassare l’ennesima pedata nei denti e l’ennesimo pugno nello stomaco da parte di chi ci deruba, ci picchia o vende droga ai nostri figli. L’ennesimo schiaffo morale agli onesti da parte di chi ci dovrebbe tutelare. Lo Stato che da buon padre di famiglia si è trasformato in complice di quelle canaglie che ci deridono e ci sbeffeggiano mentre calpestano i nostri diritti. Lo Stato che ci punisce se tentiamo di proteggerci e c’ingabbia per eccesso di legittima difesa. Dobbiamo lottare a mani nude, per non dover correre il rischio di finire in galera al posto dei criminali. Dobbiamo cedere alle minacce di chi impugna un mitra, un coltello e considera la nostra vita meno di niente. Se ci è proibito difenderci e se chi ci fa del male non va in galera, dobbiamo fare una scelta: restare, alzare il capo e sfidare le istituzioni, oppure migrare in un altro paese che tutela le persone perbene e ingabbia quelle che non lo sono.

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