Fitto: "Non vogliamo distruggere, ma essere d'aiuto".

Forza Italia non si vede e non si sente, persa com'è appresso alle vicende giudiziarie del suo capo carismatico e unico azionista. Tv e giornali sono presenziati a turno dai soliti Matteo Renzi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Sembrano esistere soltanto loro. Neppure Beppe Grillo, in crisi di contatti sul suo blog, fa più notizia. E allora a cercare di dare una scossa al monotono panorama politico, ma soprattutto ai forzisti, ci pensa Raffele Fitto che, tra applausi e abbracci, ha dato il via alla convention dei 'Ricostruttori' di Forza Italia, lanciando ufficialmente la sua corrente: "Oggi siamo qui grazie al coraggio, alla determinazione e alla convinzione di un gruppo di colleghi: li voglio ringraziare uno ad uno.
È grazie a loro che oggi siamo qui, per svolgere una manifestazione che non è contro nessuno, è per qualcosa, è per guardare avanti", ha detto Fitto, sottolineando più volte la volontà di porsi con un atteggiamento positivo per ricostruire il Paese e Forza Italia. Il partito, ha spiegato Fitto agli oltre 1.500 presenti all'Auditoriu Massimo dell'Eur, negli ultimi tempi ha commesso l'errore di non porsi, come invece avrebbe dovuto, come forza di opposizione al governo, ma ha preferito andare 'a braccetto' con Renzi. Ma, ha insistito, è necessario essere leali con gli elettori e avere chiarezza di posizioni. Poi l'ammonimento a Silvio Berlusconi: lasciare il Paese nelle mani di Salvini sarebbe "un clamoroso errore". E dopo le note dell'inno del partito, Fitto ha lanciato l'Inno nazionale, senza il quale, ha detto "non si può partire". Ma l'Inno fa fatica ad andare in onda e dato che la regia aveva qualche problema a mandare la musica, la platea (e Fitto dal palco) ha intonato l'inno di Mameli. Un segno del destino, forse il monito che per Raffaele Fitto - il leader dei 'Ricostruttori' scravattato, un po’ Renzi e un po’ Tsipras, pioniere solitario delle primarie del centro-destra e convinto sostenitore della democrazia dal basso - il destino sarà diverso da quello toccato a Fini ed Alfano.

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