Il Presidente dei due mondi.

di Grazia Nonis. Elezione del Presidente: vederli battere le mani, eccitati e sorridenti come bambini davanti ad uno stecco di zucchero filato, ha rafforzato in me l’idea dell’esistenza di due mondi in terra. Fiabesco, surreale e ipocrita quello dei politici; reale e in stile horror il nostro. Hanno nascosto i coltelli utilizzati durante il gioco di scambio dei voti per tirar fuori velocemente la lingua poiché un’ennesima leccata, a questo o a quello, non poteva mancare. Risate e pacche sulle spalle in segno di una vittoria che noi non capiremo mai. Oggi udiremo sparare i cannoni, svolazzare le Frecce Tricolore e il costoso farsa-spettacolo andrà in scena. Tranne qualche solista controcorrente, gli dei del mondo di sopra hanno optato per la festa in pompa magna con tanto di spreco a cui hanno inserito il turbo.
Sarebbe stato banale proporre una cerimonia sobria e dal costo contenuto per mostrare rispetto a noi, plebaglia affamata e rozza del mondo di sotto. Noi, bollati come quelli della polemica gratuita. Noi, gli sciocchi dal duro comprendonio perché intolleranti all’ostentazione sfrenata, ma secondo “loro” necessaria. Noi, gli insofferenti a quel Mondo che viaggia vicino al nostro senza mai sfiorarlo. Noi, bestie ignoranti sempre a far le pulci ai costi della “Reggia” Quirinale, che “pesa solo” 235 milioni di euro l’anno. Noi, magnifici interpreti del mondo horror, allibiti di fronte allo sfoggio dello scialo da parte dei nostri eletti mentre ci vengon richiesti sacrifici, lacrime e sangue. L’elezione del Presidente della nostra Repubblica ha mostrato strategie, ruffianismi, giuda e baratto di voti da parte di tutti i partiti. La democrazia è stata calpestata e presa a calci, oltre ad aver paralizzato per giorni l’intero paese rimandando decisioni ben più importanti. Per noi e per il nostro futuro. Se mai ce ne sarà uno. Il Mondo dorato è rappresentato da politici che si credono onnipotenti, immortali e intoccabili. Vivono la loro vita come in una favola mescolando poca realtà a tanta fantasia. Si credono esseri superiori e camminano sopra le nostre teste calpestandoci allegramente. Guardandoli, ricordano la figura dei nobili di un lontano passato. Quelli a cui far la riverenza, il baciamano e la questua. Si raccontano una storia e la vivono appieno. Noi siamo le loro inutili comparse. Necessarie solo perché, senza di noi, loro non avrebbero motivo di esistere. Si votano, si rieleggono, fan finta di litigare per poi spartirsi e dividersi poltrone. Allargano le porte, e non solo quelle, per un occhio di riguardo verso i figli, i nipoti, gli amici degli amici. Un posticino qua, una cattedra là, una collaborazione esterna da pagare profumatamente… Il delirio della famosa stanza dei bottoni. Tranne pochi veri combattenti pro-popolo, la massa politica si riunisce per darci l’illusione di occuparsi di noi e del nostro futuro. Il contentino, il buffetto sulla guancia. E così, partoriscono leggi del put facendocele passare per riforme che daranno lavoro (a pochi), che diminuiranno le tasse alle aziende (che continuano ad andare all’estero o a chiudere le saracinesche) e far finta di modificare l’ingiusta e incivile legge Fornero (non gli passa per l’anticamera del cervello) o ridurre alla casta gli stipendi, i vitalizi, le macchine blu e tutte quelle super agevolazioni che non meritano ma che si sono votati allegramente in tutti questi anni. Ecco, quest’ultimo punto resta e resterà un’utopia, il sogno, la chimera, il traguardo irraggiungibile di ogni cittadino perbene. Oh, certo, qualche ribelle propone tagli e cancellazioni a questi ignobili ed assurdi benefici ma poi, tutti compatti, sorridenti e con la stessa faccia di bronzo, votano un bel NO. Nel mondo parallelo al nostro, e cioè quello dei nostri “regnanti”, i diritti acquisiti non si toccano, e nel caso qualche matto volesse anche solo provarci, gli “eletti” sono pronti a fare ricorso senza vergogna e senza pudore, forti del giudizio della “Corte”che interpreterà la legge dei “giusti” e darà loro ragione. Per l’altro mondo, affiancato al loro e cioè il nostro, quello cencioso per intenderci, è ormai certo che di acquisito non c’è nulla.

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