La Merkel, Bismarck e l'Europa Carolingia.

di Gerardo Lisco. In questi giorni i media italiani si sono affannati ad esaltare il ruolo della Germania ed in particolare di Angela Merkel che ha percorso in pochi giorni oltre 20.000 chilometri toccando sette, otto città per cercare di risolvere le crisi che travagliano il globo terracqueo. A Minsk la Merkel, portando a traino un Hollande in cerca di una boccata di ossigeno, ha incontrato Putin e Poroshenko per chiudere la questione Ucraina.
Dopo è volata negli USA per incontrare Obama per rassicurarlo circa la buona riuscita della mediazione. Infine ha incontrato Tsipras per cercare in qualche modo di rabbonire il governo greco. Mi è venuta in mente un’immagine che raffigurava Bismarck, il “Cancelliere di ferro”, durante il Congresso di Berlino che incontrava i rappresentanti politici degli Stati che all’epoca contavano e con un abile gioco di alleanze assicurava, dopo la vittoria di Sedan contro i francesi, il riconoscimento dell’egemonia tedesca sul continente e la nascita dell’impero tedesco, assicurando all’Europa un lungo periodo di pace, almeno fino allo scoppio della Grande Guerra. Davvero è possibile paragonare la Merkel a Bismarck? Io ho molti dubbi. In primo luogo non penso che la Merkel in questi giorni abbia stravinto. E’ ancora molto presto per dirlo. Penso invece che alla Merkel stia cominciando a sfuggire il controllo del continente a causa della miope imposizione di politiche di austerità. Per rimediare a questa perdita di terreno cerca di recuperare sul piano della politica internazionale, sperando di creare un nuovo equilibrio nel quale la Germania rappresenti il baricentro. Non lo fa da sola, ma con Hollande, con il nemico di sempre: la Francia. Sembra che la Merkel voglia riproporre tout court il modello dell’Europa Carolingia, modello che è altra cosa, però, rispetto alla Mitteleuropa o all’Europa Mediterranea. Devo supporre che la Merkel continui a considerare questi altri due “pezzi” d’Europa subalterni o semplice “spazio vitale”. Ripropone l’Europa Carolingia probabilmente perché rappresenta il superamento delle cause che portarono al Primo e al Secondo conflitto mondiale e cioè la contrapposizione sul Continente tra Francia e Germania. E’ questa la proposta politica già in auge all’epoca di Sarkozy. Proprio in questi giorni possiamo apprezzare i primi risultati della politica di un’Europa Carolingia, e mi riferisco a quanto sta succedendo in Libia. L’intervento militare della Francia di Sarkozy, da una parte ha contribuito alla fine del regime di Gheddafi e dall’altra ha portato quel vuoto politico che oggi l’ISIS sta occupando. Per quanto riguarda l’Europa Orientale e quindi la questione Ucraina l’intesa raggiunta segnerebbe una messa in sicurezza del confine orientale con il riconoscimento dell’influenza Russa sull’Ucraina. Il riconoscimento di una forte autonomia alle regioni russofone in rivolta e la nascita di uno stato federale in Ucraina, che così non entrerà a far parte né dell’UE né tantomeno della NATO, determina un restringimento ad oriente dello spazio politico europeo. Se questo dato lo consideriamo insieme alla questione Greca e, in prospettiva, rispetto a quanto potrebbe succedere da qui a fine anno in Spagna dopo le elezioni politiche e la potenziale vittoria di Podemos, mi sembra plausibile pensare che la Germania, certa di non poter più imporre con politiche economiche di austerità la propria egemonia all’intero continente, ridefinisce le pretese espansionistiche e rilancia l’idea di un’Europa Carolingia che di fatto vede insieme l’area economicamente più forte ed anche più omogenea. L’omogeneità è data dal modello del Capitalismo Renano, secondo la definizione di Alber, ma è anche dal modello rappresentato dall’ordoliberalismus. In questa prospettiva gli Stati dell’Europa Orientale e dell’Europa Mediterranea verrebbero ridotti a pure e semplici Marche di confine rispetto all’Impero Russo e al mondo Islamico maghrebino e del levante. In conclusione, ritengo che quanti stanno sostenendo che l’azione della Merkel in questi giorni prova la volontà della Germania di superare la sola egemonia economica e di voler assumere anche responsabilità politiche in funzione della creazione degli Stati Uniti d’Europa, siano fuori strada. La Germania ancora una volta con molto realismo, memore di due sconfitte mondiali, si appresta a riposizionarsi in funzione del proprio sistema economico e sociale e rispetto agli umori dell’elettorato tedesco. Non è un caso che è entrata nella logica di accettare la fuori uscita della Grecia dall’Euro e soprattutto che si appresta a lasciare lo spazio rappresentato dal Mediterraneo agli USA. Sono proprio gli Stati Uniti, infatti, a fare da sponda al Governo ellenico nella battaglia contro l’austerità. Nessun Paese UE sta apertamente solidarizzando con la Grecia poiché ciascuno teme di non riuscire a far parte dell’Europa Carolingia e di essere declassato a Marca di confine. E il Governo italiano? Si è tanto battuto perché al nostro Paese venisse riconosciuta la responsabilità della politica estera dell’UE con la nomina della Mogherini, che per inciso non ha avuto alcun ruolo nelle ultime impegnative trattative internazionali. Qual è la posizione del Governo italiano rispetto alle nuove dinamiche in corso?

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