Il Corano spiegato da Magdi Cristiano Allam.

di Grazia Nonis. Lentamente e con curiosità mi sono avvicinata a Magdi Cristiano Allam, così come faccio con le persone che non conosco e con le quali non ho mai mangiato un grammo di sale. Leggo, m’informo e decido con la mia testa se condividere le idee, le opinioni, i libri.
Cerco sempre di vedere oltre, senza lasciarmi influenzare da giudizi positivi o negativi appioppati ad arte dai “grandi opinionisti”, dai giornali di partito, dai buffoni di corte. Andare controcorrente è un rischio che a volte comporta l’isolamento, l’emarginazione. Poca cosa per alcuni, la perdita di qualche amico o il mormorio dietro le spalle. Per altri, il rischio di andare controcorrente si tramuta in solitudine, minaccia e rischio della propria vita. Magdi ne sa qualcosa. E così mi sono unita alle 600 persone che lunedì 2 marzo hanno affollato il Teatro Manzoni di Milano, per ascoltarlo nell’intervista dibattito organizzata da Alessandro Sallusti. Con la semplicità e la pacatezza che lo contraddistinguono, ha cercato di spiegarci l’essenza del Corano, un’anticipazione del libro “Il Corano spiegato da Magdi Cristiano Allam”. Il testo sacro dei musulmani è di difficile interpretazione e qualcuno obietterà che un paio d’ore non siano sufficienti per poterlo capire. Che da un musulmano convertitosi al cristianesimo dovremmo prendere le distanze, porci dubbi sul suo giudizio, forse di parte, nei confronti di due religioni agli opposti. Quella cristiana che predica l’amore e porgi l’altra guancia e quella islamica che vuole imporsi come unico credo, unica verità, unica fede. Ho deciso di essere libera d’ascoltare la versione di Magdi, poiché un ex musulmano che ha letto e pregato il Corano per più di cinquant’anni può essere la persona che, più di altre, è in grado di commentare, illustrare ed aiutarci a comprendere. Abbiamo bisogno di risposte. Ma se apriamo bene gli occhi queste riposte le abbiamo già. Fan parte del nostro quotidiano e, come Magdi, non mi riferisco solo agli orrori ai quali l’Isis ci obbliga ad assistere giorno dopo giorno. Bandiere nere di conquista che spuntano come funghi di stato in stato, teste mozzate, uomini arsi vivi, donne violentate e bambini cresciuti nell’odio. No, penso ad un altro orrore, quello meno visibile, più subdolo, che si sta ramificando nel nostro tessuto sociale. Col nostro aiuto. L’immigrazione islamica incontrollata e perennemente incinta ci ha imposto regole e condizioni a noi sconosciute, assicurando agli ospiti un futuro da padroni. Infiltrati nella nostra società, ai quali la società stessa ha fatto concessioni inaccettabili. I buonisti, i siamo tutti fratelli, gli imbecilli dei salotti buoni, gli sbandieratori dell’antirazzismo al contrario ci hanno messo a cuccia, dando baci abbracci e lingua in bocca a chi si sta impadronendo della nostra cultura, delle nostre abitudini, dei nostri santi, delle nostre croci, dei nostri presepi, delle nostre benedizioni. Persino la nostra giustizia, con noi ingiusta, si è trasformata, modificata, rabbonita e messa a pecora per andare incontro, allargare le braccia, tranquillizzare, leccare il nuovo ospite. Ospite che nella sua nuova casa, e cioè la nostra, non è tenuto ad adattarsi, adeguarsi, amalgamarsi o integrarsi. Deve dettare legge. Detta legge. Il nostro graduale adattamento, il “ma sì cosa sarà mai, siamo tutti fratelli” si traduce in una riduzione sistematica della nostra liberà. Goccia a goccia, giorno dopo giorno, siamo sempre più sottomessi, privati della libertà, obbligati a piegarci. La capitolazione è più vicina di quanto si pensi, e l’arma è di tipo biologico, fisico, uterino. Milioni di ventri partoriranno i figli dei nuovi padroni, schiacciando e irridendo l’1,3 figli a testa delle poco fertili donne occidentali. I soliti idioti, gli stessi che hanno schifato, sbeffeggiato, deriso e denigrato la Fallaci, oggi schifano, sbeffeggiano deridono e denigrano Magdi Allam e chi osa pensarla come lui. La censura la fa da padrone sulla libertà d’opinione, mentre la paura cuce le bocche di chi vorrebbe dire la sua, ribellarsi e urlare “io non ci sto” ma teme di essere bollato razzista, fascista, nazista. Le ormai note etichette stampate in serie nella catena di montaggio delle fabbriche dello stolto buonismo già schiavo dei nuovi padroni. Gli odierni e superficiali struzzi di questa sciocca società, che minimizzano e ignorano il problema, brindano incoscienti con tarallucci e vino al nuovo finto ospite che compra i nostri grattacieli, le nostre aziende, i nostri palazzi, così come nel gioco del Monopoli. Lento, ricco, paziente e consapevole di una forte crescita demografica sta costruendo il nido nei posti di comando. E i nostri grulli son troppo grulli per accorgersi di quanto siano vicini i cambiamenti, le imposizioni, i veti, i no, le bastonate, le frustate alla loro e alla nostra libertà. Ci renderanno schiavi, perché saremo noi a permetterglielo.

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