Tenetevi forte: l'Inps finalmente ci farà sapere come e quando andremo in pensione!

C'è posta per te! Sta per scattare l’operazione “busta arancione” da parte dell’Inps che permetterà a milioni di lavoratori dipendenti di avere delle stime sul proprio futuro pensionistico! Entro quest’autunno, infatti, l’Inps farà sapere ai lavoratori italiani quando potranno andare in pensione e soprattutto quanto prevedibilmente percepiranno una volta lasciata l’attività lavorativa. Anche se per la maggior parte dei lavoratori interessati che ha accesso ai dati che li riguardano attraverso il codice
Pin dell’Istituto non verrà inviata alcuna missiva, a coloro che invece ne sono sprovvisti l’Inps spedirà per posta ordinaria la relativa posizione previdenziale. I dati indicati includeranno la data prevista di pensionamento secondo le regole vigenti (che tengono già conto dell’evoluzione dell’aspettativa di vita) e l’importo stimato del trattamento previdenziale, in base naturalmente ad ipotesi sulla prosecuzione dell’attività lavorativa e sullo scenario economico. Sono conteggi che per loro natura hanno una certa dose di incertezza, in particolare per chi ha davanti ancora parecchi anni di carriera lavorativa: serviranno però ai diretti interessati ad avere un’idea per quanto approssimativa e a fare di conseguenza le proprie scelte. Ad esempio aderire ad una forma di previdenza complementare (o a rafforzare i versamenti se già iscritti) oppure considerare una polizza assicurativa, sempre con l’obiettivo di irrobustire i redditi attesi per il futuro. Un dipendente che ha iniziato l’attività a 25 anni e ha avuto una crescita del reddito dell’1,5 per cento l’anno, “buchi” contributivi di un anno ogni 10, con un’ultima retribuzione netta pari a 2.000 euro in termini reali (stabile), dopo 40 anni di contributi raggiungerà il traguardo della pensione tra i 68 anni e 3 mesi e i 70 e 11 mesi di età. Avrà allora un importo di pensione di 1.243 euro, pari al 62% dello stipendio in caso di scenario economico stagnante e di 1.451 (73%) se invece il ciclo economico si rimetterà in moto, ad un ritmo dell’1 per cento l’anno.

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