Diaz: una pagina nera della storia d'Italia che ancora gronda sangue e vergogna.

La macelleria della scuola Diaz, la mattanza del G8 di Genova, è una pagina nera della storia d’Italia che ancora gronda sangue e vergogna. Non ci sono scuse. Non ci sono giustificazioni. Non ci sono alibi. Non ci può essere nessuna comprensione umana e nessun perdono per i responsabili di quei fatti barbari, crudeli, violenti, sanguinosi, pieni di
odio e rabbia! Non ci sono né ci saranno pene giudiziarie tali da poter cancellare l’orrore e la crudeltà di quella pagina nera della nostra storia nè per i "mandanti" e neppure per gli "esecutori finali e materiali" di quel massacro ordinato da una catena di comando che arriva molto ma molto in alto. La Corte Suprema dei diritti umani di Strasburgo ha stigmatizzato quei fatti criminali come “torture”, ma dove non ha potuto, dovuto e voluto la giustizia degli uomini, provvederà quella divina. Gli uomini, per contro, quegli uomini in carne ed ossa ancora sporchi del sangue di centinaia di giovani massacrati, quegli uomini preposti a far rispettare la legge, quegli uomini garanti dell'ordine e della sicurezza nazionale, quegli uomini delle istituzioni civili, democratiche e repubblicane, questi uomini, insomma, per coprire responsabilità fin troppo evidenti e per timore che qualcuno tirasse fuori compromettenti scheletri dall'armadio tanto da far crollare l'intero Palazzo, sono stati tutti "sistemati" con promozioni di carriera e assunzioni di nuovi e ancora più importanti incarichi. Il pesce puzza sempre dalla testa. Ed è per questa ragione che il Paese affonda negli scandali, nelle ruberie e nel sangue dei suoi stessi figli.

2 commenti:

  1. Se fossi un Poliziotto al servizio dello Stato, mi porrei questa domanda
    Sono al servizio del Popolo ho dei farabutti ?
    Perché devo intervenire quando il Popolo manifesta Pacificamente Contro Il mal governo?
    Il mio compito è di fare si che non avvengano infiltrazioni
    Chi è che infiltra agitatori violenti ?
    Perché i violenti sono vestiti in modo riconoscibile?
    a questo punto chiederei ai miei superiori a chi ho prestato giuramento Alla Repubblica Italiana Ho alla repubblica dei farabutti. VITTORIO.A

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  2. massimo g.15 aprile, 2015

    Il poliziotto romano Fabio Tortosa rientrerebbe «mille e mille volte» nella caserma Diaz dove furono torturati i manifestanti pacifici del G8 di Genova. La sua rivendicazione pubblica suscita scalpore, ma non stupisce. Leggendo quella prosa irta di espressioni come «giovanile vigoria» ed «entusiasmo cameratesco», si comprende il clima che si respira in certe frange minoritarie della polizia di Stato. Loro sono i Buoni, costretti a difendere dal disordine del mondo la cittadinanza ingrata e smidollata che li contesta, ma felici di farlo per amore di Patria.

    Eppure gli smidollati non vedono l’ora di cambiare opinione. Basterebbe che accanto ai Tortosa che ostentano lo spirito di corpo con linguaggio vittimista da ultrà, un poliziotto - uno solo - avesse il coraggio di scrivere quello che la maggioranza dei suoi colleghi pensa. «Cari Tortosa, avete torto. La Diaz è una pagina vergognosa della nostra storia. La polizia non è una masnada di pretoriani che agisce al di fuori della legge accanendosi sui più deboli per sfogare il rancore accumulato nella vana caccia ai veri colpevoli. Noi siamo i custodi armati della democrazia. E democrazia è quando la polizia difende le persone, non quando le persone devono difendersi dalla polizia. Comprendo la vostra frustrazione, ma i valori che ogni giorno indosso assieme alla divisa mi impongono di prendere le distanze da chi, con linguaggio e comportamenti da esaltato, dimostra di non avere le basi culturali né la tenuta nervosa per sostenere questa missione. Noi siamo un corpo. E quando un corpo si ammala, bisogna curarlo. Anche a costo di amputarne la parte malata».

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