Reato di tortura: come se da noi fosse normale crocifiggere, scuoiare, marchiare a fuoco, impalare, lapidare, fustigare, tagliare mani e teste…

di Grazia Nonis. Diamo il benvenuto ad un nuovo reato: la tortura. Come se da noi fosse ormai di prassi crocifiggere, scuoiare, marchiare a fuoco, impalare, lapidare, fustigare, tagliare mani e teste… Non capisco, da umile cittadino, senza una laurea in giurisprudenza, credevo bastasse applicare la legge e calcare la mano di fronte a qualsiasi tipo di tortura fisica o
psicologica. Per chi subisce, tutti i reati sono intrisi di tortura: instillata a micro dosi col piccolo beccuccio da pomata, oppure distribuita a secchiate, ad immersione. Ferite per il corpo e per la mente mai placate dalla nostra “ giustizia”. Ed è inutile contarcela su, lavarci la coscienza ed aggiungere un altro crimine alla nostra già lunghissima lista di reati. La vera tortura è la lentezza, la burocrazia da latte alle ginocchia, gli sconti, i bonus, le indagini condotte dal Magistrato Bamba coadiuvato dall’Ispettor Pirlotto, il folto gruppo dei giudici che interpreta la legge alla stregua del braccio destro, pardon... sinistro, di Dio, i parrucconi che, codice alla mano, giustificano troppo spesso i delinquenti e bastonano il bravo cittadino che ha avuto l’ardire di difendere se stesso, i suoi cari e la sua casa. Ebbene, proviamo a far le pulci a questo nuovo reato: "la tortura si realizza quando un soggetto con violenza o minaccia, o in violazione degli obblighi di protezione, cura o assistenza, volutamente procura ad una persona a lui affidata, o sottoposta alla sua autorità, vigilanza o custodia, acute sofferenze fisiche o psichiche, a causa dell'appartenenza etnica della vittima, del suo orientamento sessuale o delle opinioni politiche o religiose per ottenere informazioni o dichiarazioni o per infliggere una punizione o per vincere una resistenza". A leggerla così, pare sia stata fatta ad arte per le forze dell’ordine. Io sono ignorante in materia ma l’abuso di potere, abbinato al reato commesso, non era già contemplato dalla nostra legislatura? Oppure stiamo cercando di armare le forze dell’ordine con piume di fagiano al posto dei manganelli e gambi di sedano al posto delle pistole? Anche il comune cittadino desidera veder punito, e in maniera esemplare, l’agente che commette tortura nei confronti dell’imputato abusando della sua divisa! Ma l’agente che si ritrova quotidianamente l’uniforme insozzata di sputi e piscio, preso a morsi e a calci, schiaffeggiato, deriso e beffeggiato non viene a sua volta torturato? Le forze dell’ordine non sono i nostri nemici. Sono padri e madri di famiglia che per poco più di mille euro al mese fronteggiano i vigliacchi dal viso coperto, gli idioti lanciatori di sassi, gli Attila che distruggono e deturpano le nostre città. Sono quelli che ci difendono dai ladri, dagli assassini, dai luridi orchi. Uomini e donne che rischiano la vita ogni santo giorno. Se la tortura è un reato deve esserlo in tutto e per tutto, a 360 gradi. E’ tortura assistere impotenti alle quotidiane ed infami corruzioni e ruberie messe in atto ai vertici delle nostre istituzioni. E’ tortura essere zavorrati da centinaia di politici, funzionari, dirigenti, assistenti, dipendenti di Camera e Senato, quando ne basterebbe meno della metà. E’ tortura vederli ingrassare come oche da paté mentre noi stringiamo una cinghia senza più buchi. E’ tortura anche il solo sentirli parlare, promettere, prendere in giro. E’ tortura vedere i nostri aguzzini lasciare il carcere ben prima del previsto perché la nostra legge, o chi per lei, glielo permette. E’ tortura l’evitare di uscire di casa all’imbrunire per paura di essere rapinati, violentati o uccisi. E’ tortura dover ingoiare il nuovo decreto che depenalizza i reati mentre già si parla di indulto o di amnistia. E’ tortura vedersi occupare la casa in cui si abita e non poterci rientrare perché la giustizia gira al contrario e protegge il delinquente. E’ tortura lavorare per tre euro l’ora coi sindacati che fan orecchie da mercante. E’ tortura essere considerati lavoratori di serie B e non godere mai degli stessi diritti degli altri lavoratori. E’ tortura inseguire una pensione che ci scivola via dalle mani non appena la sfioriamo. E’ tortura assistere impotenti alla trasformazione dei nostri usi, costumi, simboli per compiacere popoli che vogliono imporre i loro. E’ tortura la censura che imbavaglia parole, violenta il vocabolario e le nostre opinioni. La tortura non può essere a senso unico, non può esistere un reato di tortura chiuso, incaprettato ed usato a piacere solo contro una determinata categoria. La tortura non può essere un’esclusiva, un marchio registrato o un monopolio.

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