Tartassati i lavoratori dipendenti.

A chi tanto, a chi poco, a chi niente e a chi esageratamente troppo! Stiamo parlando del fisco italiano che lascia dormire sonni tranquilli ai "soliti noti" e invece massacra di tasse e balzelli i "soliti fessi". Nella fattispecie di genere, i lavoratori dipendenti arrivando a sfiorare la soglia del 50% sul prelievo fiscale effettuato sulle loro buste paga. Ciò significa che circa la metà del denaro sudato attraverso il proprio lavoro, viene incamerato dall’erario. Il dato è stato messo in evidenza dall’Ocse secondo cui, nel 2014 - prendendo come riferimento il salario netto in busta paga per una persona che vive da
sola e ha una retribuzione media - la tassazione ha raggiunto la percentuale del 48,2%. Una percentuale, quest’ultima, salita dello 0,4% rispetto all’anno precedente. Il dato italiano in merito all’incidenza del Fisco sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti, lasciando volutamente perdere il rapporto tra tassazione e servizi resi ai contribuenti, è superiore di oltre dodici punti rispetto alla media Ocse (che si attesta intorno al 36%). In base a questi dati l’Italia si colloca al sesto posto fra i 34 Paesi dell’Ocse per il prelievo complessivo che il Fisco effettua sui salari. A superare il nostro Paese sono soltanto Belgio (con tassazione al 55,6%), Austria, Germania, Ungheria e Francia. Al settimo posto, subito dopo l’Italia ma nettamente distaccata, c’è la Finlandia, il cui Fisco ha una pressione sui salari del 43,9%. Sempre per quanto riguarda il Fisco italiano, questo è diventato anche più pesante per le famiglie monoreddito che hanno due figli: per questa tipologia di famiglia il cuneo fiscale è assestato intorno al 39%, in aumento dello 0,5% rispetto al 2013. Per questo aspetto l’Italia si piazza invece al 4° posto dei Paesi Ocse, preceduta da Grecia, Belgio e Francia.

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