Un'altra fregatura per gli Statali: part time invece del prepensionamento, ma senza contributi!

Di rinnovo contrattuale neanche a parlarne, ma rispunta la possibilità della "staffetta generazionale": fuori i vecchi, dentro i giovani! Niente di più logico, specie dopo un jobs act che non ha smosso di un punto percentuale i livelli di massima disoccupazione. E allora va da sè che l'impiego pubblico torna prepotentemente ad essere il refugium peccatorum del governo Renzi:
anticipare l'uscita agli statali più anziani e quindi più vicini alla pensione, per far spazio a neo diplomati e neo laureati che si affacciano sul mondo del lavoro. Per garantire questo ricambio Hans Berger, senatore del gruppo delle autonomie, ha presentato un emendamento per dare la possibilità a chi è vicino alla pensione di scegliere il part time. Con una "piccola" fregatura: per prendere una pensione piena i lavoratori dovranno versarsi da soli i contributi!?!? L'ipotesi della staffetta generazionale diviene così una corsa ad handicap verso la sospirata pensione. Infatti la soluzione trovata dal ministro Madia non aveva accontentato la Ragioneria generale dello Stato che aveva subito messo le mani avanti perché insostenibile dal punto di vista economico. L'idea del governo era di prepensionare gli statali un paio di anni prima per fare posto ai nuovi arrivati. Nei piani della Madia c'era di assumere un nuovo dipendente per ogni prepensionato. Fatta in questo modo la staffetta generazionale avrebbe pesato sulle casse già malandate dell'Inps. Così è corso Berger ad aiutare il governo, scodellando un emendamento che "promuove" il ricambio attraverso la riduzione "su base volontaria e non revocabile" dell'orario di lavoro e, quindi, della riduzione del personale "in procinto di essere collocato a riposto" con un vro e proprio siluro per lo statale che sceglie il part time. Si dice esplicitamente, infatti, che l'invarianza dell'assegno previdenziale dovrà essere garantita, solo e soltanto, "attraverso la contribuzione volontaria ad integrazione". Insomma, se il dipendente vuole andare in pensione con un assegno pieno dovrà versarsi da solo la differenza dei contributi tra il part time e il tempo pieno. Così, per esempio, un dipendente pubblico che guadagna 1.000 euro netti al mese oltre allo stipendio dimezzato per il tempo parziale, si troverebbe a dover versare contributi mensili per altri 150-200 euro!

1 commento:

  1. capisco l'interesse dell'Amministrazione a ricambiare a costo zero il personale ma dov'è l'interesse del dipendente che lo spinge a chiedere un PT, in forma non reversibile, se deve integrarsi a proprie spese i contributi? solo per chi può fare un doppio lavoro! Tra l'altro è già possibile prendere il PT, per giunta reversibile, e versare o riscattare i contributi. Smentitemi se sbaglio. Ma questi ci fanno o ci sono!

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