50.000 posti di lavoro in più. La solita propaganda elettorale!

di Gerardo Lisco. Stiamo assistendo in questi giorni alla solita azione propagandistica dei media a sostegno del Governo Renzi in merito alla crescita occupazionale. La propaganda, utilizzando, debbo ritenere, in modo strumentale i dati Istat sull’occupazione, sostiene che nel primo trimestre 2015 sono stati creati circa 50.000 posti di lavoro in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. L’incremento sarebbe pari al 24,1%. Il merito di questo incremento viene attribuito agli sgravi fiscali operati sulle assunzioni e all’applicazione del Jobs Act. Adesso, non per essere ad ogni costo contro Renzi e il suo governo, a me sembra che siamo di fronte alla solita campagna mediatica finalizzata a sostenere Renzi alle prossime elezioni regionali manipolando la realtà.
Per quanto mi consta già le dichiarazioni di Marchionne di qualche mese fa, quando il Jobs Act non era ancora operativo, sono da ascrivere alla più bieca propaganda. Negli impianti Fiat di Melfi e nell’indotto gli unici lavoratori assunti sono quei lavoratori con un’età inferiore ai trenta anni e questo proprio per beneficiare degli sgravi fiscali. Sempre per conoscenza diretta mi risulta che anche i disoccupati che cercano di essere assunti con la c.d. “Garanzia giovani” non vengono assunti se hanno un’età superiore ai trenta anni. Mi risulta che siano numerose le imprese che riaprono i cancelli assumendo giovani sotto i trenta anni per poter beneficiare degli sgravi fiscali e del Jobs Act lasciando a casa tutti quei lavoratori messi in cassa integrazione o in mobilità quando hanno chiuso per la crisi. Questi dati, inquadrati nel contesto più ampio che si evince da una serie di studi relativi alle dinamiche del mercato del lavoro relative all’U.E. e quindi all’Italia, lasciano presagire da qui al 2015 scenari a dir poco problematici. Da questi studi si evince un dato molto semplice e cioè si tornerà all’occupazione nel periodo compreso tra il 2010 - 2015 quando grazie al ricambio generazionale si libereranno un numero consistente di posti di lavoro. Un tale scenario mi porta a pensare che ci sono intere generazioni che non entreranno mai nel mercato del lavoro e coloro che riusciranno a farlo avranno un’età prossima se non addirittura superiore ai 50 anni. Questo dato sconcertante non scaturisce da fatti estemporanei o fuori controllo. Lo scenario è il prodotto della filosofia renziana della rottamazione generazionale. E’ il prodotto del conflitto generazionale che in questi anni Renzi ha alimentato e che continua ad utilizzare per guidare il processo reazionario e restauratore in Italia. Mi chiedo se a Renzi e ai suoi “consiglieri” siano chiari gli scenari futuri che si prospettano in termini di costi sociali, economici, finanziari e politici. Sempre dagli stessi studi le figure professionali che verranno richieste in futuro, ossia da qui al 2025 anno fatidico della vera ripresa occupazionale, sono più funzionali a quelle generazioni comprese tra i 10 e i 19 anni, che potranno beneficiare sicuramente degli sgravi fiscali finalizzati all’occupazione, infatti avranno età comprese tra i 20 e i 30 anni; piuttosto che a coloro che oggi hanno dai 30 anni in su e sono stati espulsi dal mercato del lavoro e non vengono assunti perché Jobs Act, Garanzia giovani e defiscalizzazione non lo rendono conveniente. Non so come il Governo, il M5S e il PD nelle sue varie anime pensano di mettere mano al c.d. reddito di cittadinanza ma una cosa mi sembra certa ed è che dovrebbero ragionare seriamente in prospettiva tenendo presente ciò che sta succedendo oggi perché avrà effetti disastrosi domani su vecchie e nuove generazioni. In conclusione Renzi dovrebbe smetterla di vendere fumo mentre i sindacati ( CGIL e UIL) fanno bene a voler vedere chiaro nei dati comunicati dall’ISTAT considerato che proprio lo stesso Istituto di ricerca ha sottolineato che a febbraio 2015 il tasso di disoccupazione era tornato a crescere raggiungendo il 12,7%.

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