Così non va!

Renzi, con fare professoriale, sale in cattedra e va alla lavagna con tanto di gessetti colorati, gettandosi alle spalle le slide luminose di inizio mandato e pure qualche elementare regola grammaticale tanto da scrivere erroneamente "cultura umanista" invece della forma corretta che sarebbe dovuta essere "cultura umanistica". Ma questo non è solo il frutto di una classe dirigente inadeguata, che farebbe meglio a tornare a scuola e lasciare stare la scuola,
non è solo il risultato di una profonda crisi che sta divorando risorse ed energie di un Paese ormai in ginocchio, ma anche una delle tante trovate mediatiche del “premier senza voto” per far passare il messaggio che le sue riforme, anche quella sulla scuola, sono “buone”! Riforme “buone” per il suo governo, ma non per i cittadini che devono subirle “zitti e mosca”. Riforme “buone” per il premier e per chi lo ha piazzato lì a Palazzo Chigi senza passare per le urne, ma non per le centinaia di migliaia di studenti e prof scesi in piazza e che oggi minacciano addirittura il blocco degli scrutini per difendere il carattere pubblico dell’istruzione. Una riforma che ha persino ricompattato i sindacati. Insomma, alla resa dei conti e al netto di disoccupazione, corruzione, debito pubblico, tasse, stipendi e pensioni da fame, il governo Renzi ci ripropone un Paese allo sfascio, nave senza nocchiero in gran tempesta, con una scuola che è un miracolo che stia ancora in piedi, nonostante i recenti crolli di soffitti e intonaci, nonostante la sistematica devastazione e aziendalizzazione, e adesso messa a dura prova dalle promesse sulle risorse e sulle assunzioni. Il solito spot, dal momento che il governo non riesce neppure a mettere insieme le risorse per ottemperare alla sentenza della Consulta sulla restituzione del maltolto ai pensionati, e che rischia un’altra sentenza per il reiterato blocco del rinnovo contrattuale di altrettanti milioni di pubblici dipendenti! Lavagna e gessetto fanno tanto “libro e moschetto”, ma poca sostanza e tanta fuffa!

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