L’unione fa la forza? Un detto che non ci appartiene!

di Grazia Nonis. Se l’Italia fosse una persona in carne ed ossa, sarebbe già in cura da uno psichiatra. Di quelli bravi, il migliore nel suo campo. Ma forse impazzirebbe anche lui. Accendere la televisione e leggere i giornali aumenta una depressione già in atto, infiamma la gastrite e fa sanguinare l’ulcera. Voglia di scappare, fuggire da questo paese folle, pieno di contraddizioni ed ingiustizie e che da troppo tempo non sentiamo più nostro: pericoloso, sporco, povero, psicopatico. Impotenti davanti a machete, roncole e sciabole che ci minacciano ovunque: sui treni, per strada, in casa nostra.
Situazioni che fanno crescere in noi il dubbio di far parte di una nazione di pochi eroi che pagano per i troppi vigliacchi che siedono al posto di comando. Quelli che allargano le braccia mostrandoci un’impotenza codarda che lascia noi in balia degli orchi. Quelli che ci promettono il pugno di ferro, la galera del buttiamo via le chiavi, della punizione esemplare. Il solito proclama, la solita frase fatta. Un telegramma bugiardo per tenerci buoni. E noi ci mettiamo a cuccia, impotenti. Ma è proprio così? Siamo veramente impotenti? Sempre, comunque, e in qualsiasi situazione? Oppure giriamo troppo spesso la faccia dall’altra parte? L’unione fa la forza è uno dei pochi detti che in Italia non prende piede, non ci appartiene o è riservato a pochi coraggiosi. E così, restiamo fermi ed immobili quando vediamo una persona che si cala le braghe ed orina nel bel mezzo della piazza della nostra città. Di marmo, quando assistiamo ad un rapporto sessuale sul marciapiede sotto casa o nel parco giochi del quartiere. Indifferenti, di fronte all’approccio animalesco del pervertito che palpa il sedere alla nostra sconosciuta compagna di viaggio. Con la testa bassa, quando ci tolgono la croce dai muri, smontano i presepi ed annullano la recita di Natale della nostra scuola. Fatti i fatti tuoi che campi cent’anni, non t’intromettere che poi ci vai di mezzo, tanto non cambia niente… Siamo abili, però, a scattare foto che da bravi cittadini pubblichiamo subito sui social. E lì ci diamo dentro con la nostra grande indignazione. Che schifo, maiali, se li prendo, ma si può, dove siamo arrivati. Già, dove siamo arrivati, ma soprattutto… dove stiamo andando? Certo che conciati così non andremo da nessuna parte. Lo Stato e le leggi non ci aiutano, è un fatto, una certezza. Dobbiamo cavarcela da soli, aiutarci l’un l’altro. Saremo tremolanti, traballanti, insicuri, ma poi diventeremo pian piano più forti, più decisi, più coraggiosi. Un piccolo esempio? La signora che s’è messa ad urlare dalla finestra il primo maggio contro i black bloc che distruggevano Milano. Unica voce che s’è scagliata contro i vigliacchi del passamontagna. Le altre cento finestre erano chiuse, tanti occhi ciechi che nascondevano tanti occhi sbircianti al sicuro dietro tende e tapparelle. Avremmo voluti vederli quegli occhi. Sentire gridare le loro voci! Non abbiamo armi, è vero. Non le possiamo portare neanche per difenderci, né un piccolo cacciavite, né un coltello da burro, né un piccolo chiodo ruggine. Verremmo subito arrestati. Però possiamo imitare gli eroi per caso, quelli che davanti ad un sopruso non chiudono gli occhi abbassandoli sul giornale aperto sulle ginocchia:
Ascoli Piceno - Il nigeriano è salito a bordo dell'autobus della linea 19 e si è seduto accanto alla ragazzina allungando subito le mani. Un altro viaggiatore, notando il gesto e che la 16enne era rimasta attonita per lo choc, ha intimato all’uomo di smettere. Ma il nigeriano gli ha intimato di lasciar perdere: "È la tua fidanzata? Perché la proteggi?". Ne è così nata una accesa discussione tra i due. Poi l’autista ha chiesto l'intervento delle pattuglie di controllori e il pervertito è stato arrestato.
Brescia - Piazza Vittoria ore 19,30: maxirissa tra stranieri, violenza pomeridiana a suon di calci e pugni. Due coraggiosi sono intervenuti con l’intento di sedare la rissa e di sottrarre gli stranieri a terra ai selvaggi che senza pietà sferravano violentissimi calci in testa, al volto. La Piazza di Brescia era gremita di persone, ma solo due hanno avuto la forza di intervenire. Sull’autobus di Ascoli Piceno non viaggiavano solo la ragazzina, il pervertito e l’eroe. C’era parecchia gente. Ma uno solo ha detto “Basta!”. Ecco, questo è il messaggio che dovrebbe passare. L’unione di più persone, NOI, per risvegliare il coraggio e prendere a sberle la paura. La ribellione è l’unica arma che ci resta, quella più forte, quella più efficace. Domani potrebbe toccare a te, a tua figlia, a tua madre. Augurati di trovare uno dei nostri eroi per caso. Non lasciamoci soli. Non lasciamoli vincere.