Meglio un giorno da combattente curdo o una vita da profugo?

I curdi siriani, un popolo meraviglioso che non fugge dalla guerra ma l'affronta a viso aperto. Uomini e donne che combattono valorosamente contro un nemico crudele, potente, assatanato di sangue. Se quelli che fuggono sui barconi si fermassero a "dare una mano" a tutti coloro che "restano" a difendere la terra dove sono nati, la resistenza si rafforzerebbe. Non sarebbe meglio morire combattendo, piuttosto che morire annegati?
Del pietismo e delle lodi dell’Islam non se ne può più. Anche i curdi, pregano, ma soprattutto lottano e combattono per la libertà e l’indipendenza, per difendere le proprie case, i propri affetti, il proprio credo e respingere la minaccia estremista. Indipendentemente dal paese d’origine, dalla fede di appartenenza e dalle proprie idee politiche, nessun essere umano civile può ignorare le sciagure che subiscono le minoranze. Milioni di persone in tutto il mondo ripongono la loro fiducia nell’Occidente, nelle Nazioni Unite, in noi tutti. E’ ora che quest’altra parte del mondo ponga fine al suo silenzio su questo flagello e dia loro motivo di speranza: aiutiamoli! Ma aiutiamoli sul serio, in casa loro, e non rinchiudendoli nei recinti dei campi profughi come greggi di pecore.

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