Obiettivo UE: creare lavoro precario. Renzi ha fatto centro

di Gerardo Lisco. Per anni il Dirigismo è stato visto come una caratteristica dei sistemi politici paternalisti, autoritari e totalitari, oggi di fronte alle imposizioni che le oligarchie finanziarie rivolgono ai singoli governi nazionali tramite la tecnocrazia, possiamo dire che il dirigismo è diventato una caratteristica del capitalismo finanziario. I ceti sociali egemoni dei paesi UE utilizzano l’ideologia liberale e gli strumenti che la tecnocrazia mette in campo per realizzare gli obiettivi che si sono posti e cioè la costruzione di un unico grande mercato con istituzioni politiche ridotte ai minimi termini e soprattutto con poco o nessun controllo democratico da parte dei cittadini elettori.
La costruzione dell’UE è il prodotto di una precisa azione condotta dalle tecnocrazie UE che mira, attraverso l’imposizione di determinate politiche, a creare le condizioni affinché il tipo di “mercato” immaginato possa trovare realizzazione. Le politiche imposte ai singoli governi nazionali sono uguali tra di loro tanto nella Spagna di Rajoy, quanto nella Francia di Valls, Hollande e soprattutto del Ministro dell’Economia Macron fino all’Italia di Renzi. Circa un mese fa il Ministro dell’economia francese Macron è venuto in Italia per presentare il piano di rilancio dell’economia francese. I giornali nazionali lo hanno esaltato come l’astro nascente della politica francese più e meglio di Valls, il vero erede di Hollande. Hanno addirittura evidenziato come le proposte di Macron ricalchino pari, pari le politiche del Governo Rajoy e quelle del Governo Renzi. In materia di politiche del lavoro, il pacchetto Macron ha fatto fare alla Francia un salto indietro al 1806. E’ stata reintrodotta la libera contrattazione tra lavoratore e datore di lavoro. L’intervento legislativo è stato talmente incisivo che per evitare eventuali e potenziali conflitti, data l’evidente sproporzione tra le parti, è stato emendato anche il codice civile. Le politiche economiche dei tre Governi citati hanno tutte come unico obiettivo la creazione del “mercato” o meglio la creazione dei “mercati” funzionali agli interessi dei ceti sociali egemoni. Le politiche economiche incidono soprattutto su seguenti aspetti: politiche del lavoro, politiche della formazione, politiche istituzionali, politiche della riduzione della spesa pubblica, politiche di privatizzazione. Il principale strumento utilizzato dalla tecnocrazia UE per dirigere le singole politiche nazionale è quello finanziario. Analizziamo sinteticamente i singoli aspetti. Politiche del lavoro: ho già citato le controriforme introdotte da Macron in materia di contratto del lavoro, sono esattamente le stesse introdotte dal Governo spagnolo e dal Governo Renzi. L’obiettivo non è creare lavoro stabile, ma creare lavoro precario. Perchè la logica del tipo di mercato che i ceti dominanti intendono creare è la precarietà e non la stabilità. E’ la precarietà che rende necessario lo scambio e soprattutto favorisce, nello scambio, il negoziatore che parte da una posizione di vantaggio. Il lavoro perde quel valore etico e insieme politico che rendeva il lavoratore in grado di poter esercitare quei diritti che sono propri dell’essere cittadino. Politiche della formazione: anche la formazione diventa lo strumento per creare non cittadini/lavoratori autonomi, ma sudditi. La formazione torna ad essere strumento di selezione dei gruppi dirigenti rispetto al modello dominante. L’istruzione diventa lo strumento principale per la cooptazione delle classi dirigenti. Le Politiche di contenimento della spesa pubblica e privatizzazioni sono strettamente legate tra di loro. Entrambe hanno un fine redistributivo. Se nei “trent’anni gloriosi” della socialdemocrazia l’aumento della spesa pubblica aveva come fine la redistribuzione della ricchezza a favore dei ceti sociali subalterni in funzione della creazione di un sistema politico democratico oggi l’obiettivo è il contrario. Un bene pubblico o un servizio di interesse pubblico sono strettamente legati al prelievo fiscale che avvenendo in proporzione alla ricchezza di ciascun cittadino opera in termini redistributivi rimuovendo i vincoli che inibiscono l’eguale parità di partenza tra persone appartenenti alla stessa comunità politica. In sostanza siamo in presenza di un dirigismo da parte delle tecnocrazia UE non molto diverso dal dirigismo che ha caratterizzato regime paternalisti, autoritari o totalitari. A rafforzare la mia tesi è il revival di talune politiche della povertà accompagnate dalla stigmatizzazione di coloro che vivono una condizione sociale ed economica di povertà. Secondo queste posizioni, la povertà non è più dovuta alle trasformazioni strutturali in corso con il passaggio da un sistema socialdemocratico a uno liberale, ma all’incapacità della persona povera che non è in grado di cogliere le occasioni che il Dirigismo tecnocratico crea. Esempi di questo revival che vede la stigmatizzazione del povero sono la dichiarazione della Fornero a proposito dei giovani “choosy” che non accettano qualunque tipo di lavoro e quella di Martone quando ha definito “sfigati” coloro che per laurearsi superano i 27 anni di età.

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