A Policoro erano in 500 a manifestare, a Scanzano Jonico 100.000!

di Gerardo Lisco. Policoro non è Scanzano Jonico. La comparazione non è attiene al turismo. Entrambe bellissime località della costa lucana del Mar Ionio. La riflessione attiene al confronto tra la manifestazione del 2003 del Popolo Lucano, guidato dall’allora Presidente della Giunta Regionale Filippo Bubbico, contro la volontà del Governo Nazionale che aveva individuato la Trisaia di Rotondella quale sito per il deposito
nazionale di scorie nucleare e la manifestazione dell’altro giorno contro le trivellazioni petrolifere nel mar Ionio tenuta a Policoro. Il primo dato che risalta immediatamente è il numero dei partecipanti. A Scanzano l’intero popolo lucano si mobilitò, i partecipanti alla manifestazione furono oltre 100.000 ma tutti i lucani fecero propria la lotta. Alla manifestazione di Policoro i manifestanti, compresi coloro che manifestavano contro la manifestazione, non perché fossero a favore delle trivellazioni ma perché contestavano l’operato della Giunta Regionale, erano 500. La prima manifestazione venne promossa dalla sola Regione Basilicata coadiuvata dal mondo delle associazioni, dei sindacati e dei partiti politici che sostenevano il Presidente Bubbico; la seconda ha visto la partecipazione di ben tre Presidenti delle Giunte regionali di Basilicata, Puglia e Calabria. La manifestazione si è tenuta in Basilicata ed è sul dato lucano che voglio provare a riflettere. Voglio farlo senza pregiudizi ideologici sforzandomi di essere il più obiettivo possibile. Il dato sta a significare che siamo in presenza di uno scollamento tra Istituzione regionale e società lucana, scollamento già evidente per chi avesse saputo o voluto analizzare attentamente il risultato delle ultime elezioni regionali. La perdita di sintonia non interessa solo il PD e il centrosinistra ma l’intera classe politica lucana attraversando tutti gli schieramenti politici. Alle ultime elezioni regionali solo il 44% dei lucani aventi diritti al voto si è recato alle urne. Si è sostenuto che l’affluenza così basa di elettori fosse da attribuire agli studenti universitari che, a causa dell’inizio dei corsi, avevano preferito non tornare in Basilicata a votare. Definire questa motivazione ridicola è poco, di fronte ad un’analisi di questo genere resto basito. Come resto basito quando si attribuisce al caldo la scarsa partecipazione alla manifestazione di Policoro. Quel 44% di partecipazione al voto ha anticipato quanto è successo più tardi, in termini di partecipazione, nelle altre regioni denunciando definitivamente la crisi della Democrazia in Italia. La scarsa partecipazione segna la fine di un ciclo ma anche la mancanza di classi politiche alternative e credibili. Il numero ridicolo dei contromanifestanti a Policoro dell’altro giorno lo dimostra. Dodici anni fa a Scanzano Jonico il Popolo Lucano si schierò al fianco di Bubbico perché veniva indicata una prospettiva, perché, tanto il Presidente della Giunta quanto il partito dei Democratici di Sinistra, erano in sintonia con la società. Per fortuna allora c’era il “Partito” e non il non partito, il partito liquido, il partito degli stack-holders; se non fosse chiaro parlo del PD o meglio del Partito di Renzi. Il Partito del Patto del Nazareno. Che è ancora vivo e vegeto come dimostrano le prese di posizioni di Verdini. Lo scollamento tra Popolazione e classe dirigente non è iniziato ieri alla manifestazione. È iniziato con le primarie, è proseguito con le elezioni regionali ed è continuato con il rifiuto da parte della Giunta regionale, pur in presenza di una petizione sottoscritta da oltre 15.000 cittadini, di voler impugnare l’art. 38 dello Sblocca Italia davanti la Corte Costituzionale. Impugnazione peraltro fatta da altre sette regioni. Dovrebbe essere chiaro che non basta vincere le primarie e le elezioni per poter governare. Una cosa è rappresentare gli interessi degli stack-holders, altra cosa rappresentare gli interessi della Società indicando una prospettiva, una visione. E’ altrettanto chiaro che nel 2003 a Scanzano Jonico c’era il partito dei Democratici di Sinistra e non il partito di Renzi. Ed è soprattutto su quest’ultimo dato che bisognerebbe aprire una riflessione seria e franca sul PD. Riflessione questa che non può riguardare il solo PD lucano ma anche il PD nazionale. Soprattutto non serve nasconderla dietro pseudo successi economici del Governo, che non ci sono, o dietro le maggioranze renziane presenti negli organismi del partito nazionale.

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