Riforma della Pubblica Amministrazione, la solita farsa.

Le riforme dettate dalla Troika, eseguite diligentemente dal 'premier senza voto' e subite 'zitti e mosca' da un popolo impotente, sono soltanto una mano di vernice, e per giunta di qualità scadente, su un ferro vecchio, arrugginito e sgangherato qual’è l’Italia di oggi. Le pseudo riforme sono altresì un paravento dietro al quale si nasconde la lunga mano della Troika che continua a spremere i 'soliti fessi',
almeno finchè ne hanno, e non certo lo strumento utile e necessario a migliorare le condizioni di vita degli italiani costretti a pagare un debito pubblico che continua inspiegabilmente a crescere - nonostante il salasso fiscale - e di cui non hanno responsabilità. Così, adesso si ri-parla di riforma del pubblico impiego. Tutte balle. Non si avrà mai una vera messa a punto della macchina statale almeno fino a quando i dirigenti saranno tali non perchè degni, meritevoli e capaci di rivestire quel ruolo, ma solo perché in possesso di un pezzo di carta e della giusta raccomandazione; almeno fino a quando un travet dello Stato continuerà ad essere umiliato da un 'capo' che strapagato, invece di dare il buon esempio, va e viene dall’ufficio, preferibilmente in auto blu, come e quando gli pare e piace; almeno fino a quando un 'normale' dipendente pubblico sarà discriminato rispetto al 'super' collega pari grado di Camera, Senato e Quirinale che guadagna dieci volte più di lui! Eppure il fantozzi2.0 - in questo gioco al ribasso nel mondo del lavoro - si ritiene comunque fortunato e sta zitto e buono. Almeno fino a quando la mannaia delle riforme non si abbatterà in busta paga.

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