Reddito minimo garantito e stipendi da fame, siamo un popolo di poveracci!

Va bene aiutare i più bisognosi e disagiati, coloro che vivono al di sotto della soglia di povertà e gli over 55 rimasti senza lavoro concedendo loro un reddito minimo garantito di 780 euro al mese. Va bene accogliere migliaia e migliaia di migranti offrendogli vitto e alloggio con uno stanziamento di 35/40 euro al giorno pro capite.
Va bene concedere la pensione sociale a chi non ha mai versato un euro di contributi in vita sua, quando magari ha sempre lavorato in nero accumulando ricchezza regolarmente evasa. Va bene tutto. Ma poi, ai “normali” lavoratori che si fanno il mazzo dalla mattina alla sera per portare a casa 1.200 euro al mese chi ci pensa? Nessuno, perché questi lavoratori sono considerati dei privilegiati e se poi hanno pure una casa di proprietà dei limoni da spremere con tasse e balzelli di ogni genere. A questo punto a cosa serve lavorare dalla mattina alla sera fino a 70 anni per qualche manciata di euro in più dei sussidi di Stato, quando questa stessa "mancia" se la riprende il Fisco? A che vale lavorare e versare i contributi all’Inps se poi con il ritocco dei “coefficienti di trasformazione” del montante contributivo al ribasso e l’innalzamento dell’età pensionabile, ti mandano in quiescenza con quattro soldi e quando sei alla soglia del camposanto? La verità è che la politica, non potendo più svalutare la moneta, e non volendo rinunciare ai privilegi della "casta", svaluta il lavoro: il loro è un gioco "sporco", un gioco al ribasso con pensioni e salari svalutati ai livelli di reddito minimo di sopravvivenza. Loro vogliono un popolo di schiavi, di sudditi obbedienti da continuare a mungere. Un popolo di poveri che aiuti i più poveri e che consenta ai ricchi di diventare sempre più ricchi!

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