Vivere con la paura del terrorismo.

di Caterina Steri. Un triste aspetto della nostra società è purtroppo caratterizzato dai sempre più frequenti attacchi terroristici, basti pensare a quelli degli ultimi mesi in Francia e in Tunisia, senza aver bisogno di andare ancor più indietro nel tempo. L’obiettivo del terrorismo non è solo quello di creare danni dal punto di vista logistico all’economia e allo sviluppo dei paesi, ma anche quello di incutere nelle persone la paura,
l’inibizione della vita sociale, la sottomissione, la mancanza di libertà di pensiero e di parola. La violenza e la paura sono sempre state usate come tecniche di oppressione sulle popolazioni vittime per causare cambiamenti nella quotidianità e nel pensiero delle menti umane. Pensate ai cambiamenti avvenuti dall’11 settembre 2001 in poi: attacchi da parte di terroristi che agiscono in nome del loro Dio che colpiscono il mondo nei giorni e nei luoghi più impensabili, incutendo quasi il timore di uscire di casa o concedersi una vacanza, dando una svolta alla storia dell’umanità. Un’altra delle conseguenze della paura del terrorismo è l’aumento della diffidenza e l’ostilità verso tutto ciò che non fa parte della propria quotidianità che spesso sfocia in ulteriore violenza, intolleranza e xenofobia. Come se potesse avere un senso sfogare la paura e la rabbia su chi somiglia a chi la incute nei nostri pensieri. Tutto ciò da vita ad un circolo vizioso che se consolidato diviene poi molto difficile da smantellare. Il dramma psicologico si scatena anche grazie alla forte diffusione di massa di immagini, video, dichiarazioni terroristiche trasmesse dai mass media: ottimi strumenti per la diffusione della paura. I terroristi infatti fanno largo uso dei canali mediatici per diffondere la paura (tipico esempio sono gli attuali video dei miliziani dell’Isis che giustiziano senza pietà i loro prigionieri di fronte ad una telecamera). Ogni scena del genere incute angoscia, paura e smarrimento. Senza tenere conto che attraverso gli strumenti mediatici vengono assoldate nuove persone perché contagiate da una sorta di senso di appartenenza alla causa in atto. Il terrorismo causa nelle persone una paura contagiosa e diversi danni psicologici: dall’insonnia, aumento di uso di psicofarmaci, fobie varie, senso di smarrimento e angoscia, attacchi di panico, intolleranza a ciò che è diverso dal proprio conosciuto. Dato che uno dei suoi obiettivi è quello di destabilizzare la quotidianità delle popolazioni, la giusta difesa, nel nostro piccolo, è quella di cercare di difendere le proprie attività e non permettere che la paura ci tenga chiusi in casa. Al tempo stesso deve essere innalzata la soglia di vigilanza da parte dei Governi.

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